CST Consulting

Studio associato di consulenza del lavoro, fiscale e societaria

Lo Studio CST Consulting Professionisti Associati fornisce servizi integrati per la consulenza fiscale, societaria e del lavoro.
Opera a Bologna e provincia dal 1996 e affianca piccole e medie imprese, di differenti settori, dalla delicata fase di start-up aziendale a quella, altrettanto importante, di controllo di gestione e analisi di bilancio. A completare il servizio l’amministrazione del personale e l’elaborazione delle buste paghe e dei contributi.
Lo Studio CST Consulting è il partner operativo e strategico ideale per far nascere, crescere e prosperare la vostra impresa.

Servizi offerti

Consulenza fiscale e societaria

  • Valutazioni di aziende e progetti imprenditoriali.
  • Ristrutturazioni societarie, trasformazioni e fusioni.
  • Piani di risanamento aziendale.
  • Analisi di bilancio e controllo gestione
  • Tenutà contabilità, dichiarazioni fiscali e adempimento telematici
  • CAAF 730
  • Contenzioso tributario.

 

Consulenza del lavoro

  • Amministrazione del personale.
  • Gestione del rapporto di lavoro negli aspetti fiscali, economici, giuridici, assicurativi, previdenziali, …
  • Elaborazione delle buste paga e dei contributi.
  • Assistenza e rappresentanza dell’azienda in conciliazioni e arbitrati.
  • Assistenza e rappresentanza in sede di contenzioso con Istituti Previdenziali, Assicurativi e Ispettivi del Lavoro.
  • Consulenza e assistenza nelle relazioni e nei rapporti aziendali (contratti, convenzioni, accordi, ….)

 

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08/11/2018

ROTTAMAZIONE DELLE CARTELLE: TERZA EDIZIONE

In attesa che il D.L. 119/2018 inizi l’iter parlamentare per giungere alla conversione […]continua

 

24/07/2018

DATORI DI LAVORO – NOVITA’ “DECRETO DIGNITA’”

È stato pubblicato, nella Gazzetta Ufficiale 13.07.2018, n. 161, il D.L. 12.07.2018, n. […]continua

 

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Archivio per Anno
Modello IVA TR: rettificabile entro il 30.4 di ogni anno

Con la risoluzione 82/E del 14.11.2018 l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che è possibile rettificare un modello IVA TR per modificare elementi che non incidono sulla destinazione e/o sull’ammontare del credito infrannuale, entro il termine di scadenza della dichiarazione IVA annuale, ossia 30.04 di ogni anno, sempreché l'eccedenza IVA non sia già stata rimborsata ovvero compensata.

Il caso riguarda l’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili che ha chiesto all’Agenzia delle Entrate un parere in merito alla possibilità di integrare un modello IVA TR presentato, per modificare i dati esposti nel quadro  TD.
L’Agenzia delle Entrate ricorda che:

  • il modello IVA TR viene utilizzato dai contribuenti, in presenza di determinate condizioni, per ottenere il rimborso del credito IVA relativo a periodi inferiori all’anno (c.d. infrannuale) oppure la compensazione del credito IVA. Il modello va presentato telematicamente entro l’ultimo giorno del mese successivo al trimestre di riferimento, utilizzando il modello approvato dall’Agenzia delle Entrate, disponibile sul suo sito internet;
  • con la risoluzione n. 99/E/2014 è stata prevista la possibilità di integrare/rettificare il modello IVA TR tramite l’invio di un modello integrativo, per cambiare la destinazione del credito IVA infrannuale da compensazione a rimborso o viceversa, entro la data in cui viene “effettivamente” trasmessa la dichiarazione IVA annuale;
  • con la circolare 35/E/2015 è stato ribadito il concetto esposto con la risoluzione 99/E/2014, ossia che il mutamento di destinazione può avvenire solo ed esclusivamente entro la data effettiva di presentazione della dichiarazione IVA annuale, e a condizione che non sia già stato disposto il rimborso o compensato il credito. Nella circolare, inoltre, è stato chiarito che entro gli stessi termini è possibile correggere anche le indicazioni rese con riguardo:
    • al presupposto per ottenere il rimborso;
    • alla richiesta di esonero dalla presentazione della garanzia;
    • alla sussistenza dei requisiti per accedere all’erogazione prioritaria, non eseguite o eseguite non correttamente all’interno del quadro TD tempestivamente presentato.

Fatte tali premesse l’Agenzia ritiene pertanto che:

  • si possa presentare un modello IVA TR rettificativo entro i termini di presentazione della dichiarazione IVA annuale, al fine di integrare/modificare elementi (quali, ad esempio, la richiesta di esonero dalla produzione della garanzia fideiussoria, l’apposizione del visto di conformità, l’attestazione dei requisiti contributivi e patrimoniali) che non incidono sulla destinazione e/o ammontare del credito infrannuale, sempreché l’eccedenza IVA non sia già stata rimborsata ovvero compensata;
  • non è necessario presentare una dichiarazione annuale IVA “sostitutiva nei termini”, considerato che gli elementi modificati non hanno incidenza sul contenuto della dichiarazione annuale;
  • l’integrazione/correzione degli elementi sopra esposti non costituisce errore soggetto a sanzione (salvo che - con riferimento al visto di conformità - si sia proceduto a utilizzare in compensazione il credito infrannuale in presenza di un modello TR IVA carente del visto).
Fonte: Agenzia delle Entrate
Notizia del: 19/11/2018
Recupero di un complesso immobiliare: la vendita sconta l'aliquota ordinaria

Con risposta n. 67/2018 l’Agenzia delle Entrate risolve una richiesta di interpello relativa all’imposta di registro.
Il caso riguarda un complesso immobiliare con destinazione artigianale, aggiudicato dal Comune ad una società tramite asta pubblica, a cui deve seguire atto di compravendita. Nel periodo intercorrente tra l’aggiudicazione e la compravendita, l’aggiudicatario predispone e presenta un piano di recupero, riconducibile alla disciplina recata dagli articoli 27 e seguenti della legge 5 agosto 1978, n. 457, che prevede la demolizione con costruzione.
L’interpellante chiede all’Agenzia delle Entrate se all’atto di trasferimento del complesso residenziale si applichi il trattamento di favore di cui all’articolo 20 della L. n. 10 del 1977 che prevede l’imposta di registro in misura fissa e le esenzioni per le ipotecaria e catastale, posto che si tratta della vendita di un complesso, istituito come zona di recupero (legge 5 agosto 1978, n. 457).

L’Agenzia delle Entrate ricorda che:

  • l’art. 10 del D.lgs. 23/2011 ha soppresso il regime di favore previsto dall’articolo 5, legge 168/1982, per cui i trasferimenti di beni immobili, effettuati nei confronti di soggetti che attuano l’intervento di recupero (nel rispetto della disciplina di riferimento prevista dagli articoli 27 e seguenti della legge n. 457 del 1978), non sono più soggetti alla disciplina fiscale agevolata;
  • non è possibile applicare al caso concreto l’articolo 1, comma 88, della legge 205/2017, in base al quale il trattamento agevolato previsto dall’articolo 20, legge 10/1977 “si applica anche a tutti gli atti preordinati alla trasformazione del territorio posti in essere mediante accordi o convenzioni tra privati ed enti pubblici, nonché a tutti gli atti attuativi posti in essere in esecuzione dei primi”. Tale regime agevolativo, infatti, non può essere esteso ad atti che, sebbene genericamente preordinati alla trasformazione del territorio, non hanno ad oggetto interventi edilizi riconducibili a quelli previsti dalla disciplina individuata dalla legge 10/1977 e successive modifiche (vuoi perché in tali atti non è individuata compiutamente la disciplina cui ricondurre la tipologia di intervento edilizio, vuoi perché la disciplina applicabile a tali atti è differente o comunque non connessa a quella di cui alla legge n. 10 del 1977 e successive modificazioni)

Tutto ciò premesso l’Agenzia conclude che al caso specifico, il trasferimento avente ad oggetto il complesso immobiliare sia soggetto all’ imposta di registro nella misura proporzionale del 9% (art. 1 della tariffa, parte prima, allegata al DPR 26 aprile 1986, n. 131), e alle imposte ipotecaria e catastale ciascuna nella misura fissa di 50 euro (art. 10 comma 3 del D LGS n. 23 del 2011).

 

Fonte: Agenzia delle Entrate
Notizia del: 19/11/2018
Isa: pubblicate le bozze dei modelli per il 2019

Sul sito dell'Agenzia delle Entrate sono stati pubblicate le prime bozze dei modelli per l’applicazione degli indici sintetici di affidabilità fiscale (Isa) per il periodo d’imposta 2018 riguardanti gli esercenti attività di impresa, arti o professioni. Si tratta di 51 modelli, del quadro “F – dati contabili” per gli esercenti attività di impresa e del quadro “G – dati contabili” per gli esercenti attività di lavoro autonomo.

Gli ISA sono gli Indici Sintetici di Affidabilità, ossia degli indicatori che, attraverso una misurazione statistico- economica di dati e informazioni relativi a più periodi d'imposta, forniscono una sintesi di valori tramite cui è possibile verificare la normalità e la coerenza dell'attività dei contribuenti. I contribuenti che risulteranno “affidabili” avranno accesso a significativi benefici premiali.
Saranno tenuti a presentare gli ISA, allegati al modello Redditi 2019, gli esercenti attività d'impresa, arti e professioni che dichiarano, per il periodo d’imposta 2018, di esercitare in modo prevalente una delle attività individuate con il provvedimento del 7.5.2018, che ha definito le attività economiche da includere negli indici.
A oggi, per l’annualità 2018, dovranno essere predisposti modelli relativi a 175 Isa.
Risultano pubblicate sul sito internet dell'Agenzia delle Entrate le seguenti bozze:

  • del quadro “F - dati contabili” per gli esercenti attività di impresa;
  • del quadro “G - dati contabili” per gli esercenti attività di lavoro autonomo;
  • di 33 modelli Isa afferenti le attività del commercio e delle relative istruzioni;
  • di 12 modelli del comparto servizi con relative istruzioni;
  • di 5 modelli (e istruzioni) relativi ad attività delle manifatture;
  • di 1 modello (e istruzioni) relative agli Isa destinati alle attività professionali.

I modelli definitivi Isa 2019, insieme alle relative, istruzioni dovranno essere approvati con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate entro il 31 gennaio 2019 (come previsto dall’art. 1 del Dpr 322/1998), mentre entro il successivo 15.02.2019 dovranno essere pubblicate le specifiche tecniche per la loro trasmissione telematica.

 

Fonte: Fisco Oggi
Notizia del: 19/11/2018
Fatturazione elettronica: per il Garante della Privacy va cambiata

Il Garante della privacy ha bocciato l'impianto della fatturazione elettronica che debutterà il 1° gennaio 2019, ravvisando rilevanti criticità, che comportano seri rischi per i diritti e le libertà degli interessati. L'impianto messo a punto sulla fatturazione elettronica, infatti, presenta un "trattamento obbligatorio, generalizzato e di dettaglio di dati personali, anche ulteriori rispetto a quelli necessari a fini fiscali, relativi a ogni aspetto della vita quotidiana della totalità della popolazione" che "non appare proporzionato all’obiettivo di interesse pubblico, pur legittimo, perseguito". Secondo il Garante c'è il problema:

  • delle informazioni non necessarie ai fini fiscali: l'archivio dei dati che passeranno attraverso il sistema di interscambio Sdi riguarderà non solo i dati obbligatori a fini fiscali, ma la fattura vera e propria, che contiene informazioni di dettaglio su beni e servizi acquistati, abitudini e le tipologie di consumo, prestazioni sanitarie o legali;
  • della rete degli intermediari: il ricorso agli intermediari e società di servizi che potranno essere delegati dal contribuente per la trasmissione/ ricezione/conservazione delle fatture opereranno anche nei confronti di una moltitudine di imprese, accentrando enormi masse di dati personali con un aumento dei rischi per la sicurezza delle informazioni, e sui loro usi impropri.

Secondo il Garante il sistema della fatturazione elettronica, così come è stato progettato, non è in linea con il Gdpr, il regolamento europeo sulla privacy.
A seguito delle osservazioni effettuate dal garante l'Agenzia delle entrate dovrà fornire un riscontro veloce, considerato che manca poco più di un mese dall'entrata in vigore delle nuove regole sulla fatturazione.
Nel caso le Entrate decidessero di ignorare l’avvertimento, e il Garante confermasse la violazione del regolamento Ue sulla privacy, si passerebbe all’ingiunzione di modifica dell’impianto.

Fonte: Il Sole 24 Ore
Notizia del: 19/11/2018
Nuova sanatoria per ritardati e omessi versamenti

Stando alle ultime indiscrezioni sembra che il Governo sia intenzionato ad eliminare la dichiarazione integrativa speciale, prevista dal decreto fiscale, mentre spunta, tra gli emendamenti presentati al D.l. fiscale in commissione Finanze al Senato  quello che consentirebbe di allargare il perimetro della definizione agevolata a coloro che hanno trasmesso al Fisco la dichiarazione dei redditi ma poi non sono riusciti in tutto o in parte a versare le imposte. Parere positivo al riguardo sarebbe già arrivato anche da parte del Mef.

Il meccanismo dovrebbe prevedere l’invio - da parte del contribuente o tramite intermediario abilitato – di un’istanza telematica che consentirebbe di versare le imposte omesse senza applicazione di sanzioni. A questo tipo di sanatoria potrebbero aderire sia i contribuenti per i quali non siano stati ancora emessi avvisi, i c.d. 36-bis e 36-ter, sia coloro che hanno già ricevuto gli avvisi bonari, finora esclusi. Ciò consentirebbe di eliminare il paradosso che si è creato per cui possono aderire alle sanatorie o coloro che non hanno versato o coloro che hanno aspettato che l’avviso bonario si trasformasse in cartella.
C’è anche un’altra proposta di emendamento, prevista dalla Lega, che consentirebbe di definire le irregolarità “lievi”, ossia quelle che non hanno comportato minori versamenti, per gli anni d’imposta dal 2013 al 2017. La sanatoria si perfezionerebbe con il pagamento in due rate, entro fine maggio e fine novembre 2019, di 150 euro per ogni periodo. Tale sanatoria, secondo fonti di Governo, potrebbe garantire un incasso stimato per complessivi 800 milioni.
Tra le altre proposte anche quella che consentirebbe l’accesso ai dati della Superanagrafe dei conti correnti anche al corpo dei carabinieri.

Fonte: Il Sole 24 Ore
Notizia del: 16/11/2018