CST Consulting

Studio associato di consulenza del lavoro, fiscale e societaria

Lo Studio CST Consulting Professionisti Associati fornisce servizi integrati per la consulenza fiscale, societaria e del lavoro.
Opera a Bologna e provincia dal 1996 e affianca piccole e medie imprese, di differenti settori, dalla delicata fase di start-up aziendale a quella, altrettanto importante, di controllo di gestione e analisi di bilancio. A completare il servizio l’amministrazione del personale e l’elaborazione delle buste paghe e dei contributi.
Lo Studio CST Consulting è il partner operativo e strategico ideale per far nascere, crescere e prosperare la vostra impresa.

Servizi offerti

Consulenza fiscale e societaria

  • Valutazioni di aziende e progetti imprenditoriali.
  • Ristrutturazioni societarie, trasformazioni e fusioni.
  • Piani di risanamento aziendale.
  • Analisi di bilancio e controllo gestione
  • Tenutà contabilità, dichiarazioni fiscali e adempimento telematici
  • CAAF 730
  • Contenzioso tributario.

 

Consulenza del lavoro

  • Amministrazione del personale.
  • Gestione del rapporto di lavoro negli aspetti fiscali, economici, giuridici, assicurativi, previdenziali, …
  • Elaborazione delle buste paga e dei contributi.
  • Assistenza e rappresentanza dell’azienda in conciliazioni e arbitrati.
  • Assistenza e rappresentanza in sede di contenzioso con Istituti Previdenziali, Assicurativi e Ispettivi del Lavoro.
  • Consulenza e assistenza nelle relazioni e nei rapporti aziendali (contratti, convenzioni, accordi, ….)

 

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04/05/2017

Rettifica del certificato in caso di rientro anticipato dalla malattia

L’Inps, con circolare n. 79 del 2 maggio 2017, ha offerto chiarimenti in tema […]continua

 

04/04/2017

NUOVE ASSUNZIONI – LE AGEVOLAZIONI PER IL 2017

Il passaggio al 2017 fa da spartiacque tra vecchie e nuove agevolazioni. Sono […]continua

 

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Ok ai nuovi voucher: rischio crisi di Governo

L'emendamento al decreto legge 50-2017, in fase di conversione,  che introduce una nuova disciplina per il lavoro accessorio o occasionale è stato approvato in Commissione alla Camera con il voto di parte dell'opposizione, Forza Italia  e Lega che hanno sostituito parte della maggioranza , MDP in particolare .   Si parla per questo addirittura di crisi di Governo. La materia del contendere è  l'inclusione delle imprese, anche se solo fino a 5 dipendenti, nell'utilizzo della nuova disciplina. 

Come noto lo strumento dei voucher lavoro erogati dall'INPS è stato completamente abrogato lo scorso marzo per l'uso eccessivo e distorto che ne è stato fatto. Ciò ha creato non pochi problemi a chi  aveva realmente bisogno di  prestazioni di lavoro marginale e non qualificato   per limitati periodi di tempo, come a esempio in agricoltura o per il lavoro domestico saltuario. 
La proposta del Governo   distingue,  in realtà, due strumenti abbastanza diversi :

  • per le famiglie si propone un libretto annuo di buoni lavoro telematici ,
  • per le aziende un  vero e proprio contratto di lavoro occasionale, completamente online e semplificato,   riservato  alle aziende molto piccole.

E'  su questo punto che non c'è accordo con  i bersaniani di MDP , che ha votato contro  l'utilizzo dei cd. nuovi voucher da parte delle imprese. La CGIL, che aveva promosso il referendum per l'abolizione dei voucher, reso poi inutile dall'intervento del Governo,  contesta a gran voce questa "reintroduzione dei voucher con nuovo nome" e ha già  indetto una manifestazione di protesta fissata per il 17 giugno 2017 oltre che  il ricorso alla Corte costituzionale. 

Vediamo piu in dettaglio le caratteristiche:

Il LIBRETTO TELEMATICO  DI BUONI LAVORO per le famiglie   prevede  :

  • reddito massimo per il lavoratore  2500 euro  annui 
  • retribuzione oraria 9 euro ( elevata rispetto ai precedenti 7,5) contribuzione pari al 13% come per il lavoro domestico
  • vendita solo presso l'INPS , non  più banche o  tabaccai abilitati
  • prestatori di lavoro  possono essere  solo disoccupati, studenti, pensionati

Il CONTRATTO TELEMATICO     sarà un vero contratto di lavoro  semplificato con le seguenti limitazioni:

  • riservato ad aziende fino a 5 dipendenti,   
  • esclusione  totale del settore edile e minerario,
  • Limite minimo di utilizzo  quattro ore
  • Retribuzione oraria prevista  9 euro netti  -12,5 lordi  , con contributo previdenziale   pari al 32%
  • Obbligo  di comunicazione  preventiva  dei dati di prestatore e datore di lavoro e,  tempo e luogo della prestazione
  • Tetto di spesa  per il datore di lavoro: 5mila  euro, elevabile a 7500 se si assumono lavoratori di categorie particolari come disoccupati ,studenti, pensionati.
  • Tetto di reddito per ciascun lavoratore: 2500 euro annuali


 

 

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 27/05/2017
Fusione inversa con le stesse regole della fusione ordinaria

Con la Risoluzione 62/e del 24 maggio 2017 l'Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti sul corretto trattamento fiscale della fusione. L'istante, società ALFA, era una società appartenente al Gruppo BETA, ed era totalmente controllata dalla società BETA a sua volta controllata dalla GAMMA. E' stato scelto di fondere la controllante BETA nella controllata ALFA (fusione inversa). L'Agenzia ha chiarito che l'operazione di fusione inversa della società controllante BETA nella società controllata ALFA non configura, secondo i principi contabili internazionali (IAS/IFRS), un'acquisizione in senso economico,ma una mera riorganizzazione della struttura societaria tra imprese riconducibili al medesimo gruppo economico (business combination of entities under common control).

Nella descrizione del comportamento contabile seguito dall'istante è possibile distinguere due diverse fasi :

  • una prima fase prevede la aggregazione dei saldi patrimoniali delle società coinvolte nella fusione
  • una seconda che prevede l'annullamento delle azioni della controllata-incorporante (ALFA). 

La fusione con natura di ristrutturazione determina la convergenza del bilancio consolidato con il bilancio individuale, pertanto la differenza da annullamento tra il costo della partecipazione e il Patrimonio netto dell'incorporante (nell'ipotesi di fusione inversa) dovrebbe consentire allocazioni di valori fino a concorrenza dei valori dei beni risultanti nell'attivo del bilancio consolidato. Dal lato del passivo dello Stato Patrimoniale, invece, l'assegnazione delle azioni al socio GAMMA ha comportato lo storno parziale della posta Riserva da "Differenza da fusione", emersa nella prima fase dell'operazione di fusione, per l'equivalente frazione del Patrimonio netto corrispondente della incorporante, ossia per l'intero valore contabile del Patrimonio netto di ALFA. Quest'ultimo, post fusione, ha raggiunto lo stesso risultato, in termini di valore, del complesso aziendale unificato, che si sarebbe raggiunto in ipotesi di fusione diretta. 

La disciplina fiscale non discrimina tra fusione diretta e fusione inversa pertanto si applica il comma 5 dell'articolo 172 TUIR in base al quale le riserve in sospensione di imposta, iscritte nell'ultimo bilancio delle società fuse o incorporate concorrono a formare il reddito dell'incorporante se e nella misura in cui non sono state ricostruite nel suo bilancio prioritariamente utilizzando l'eventuale avanzo di fusione; distinguendo, poi, tra le riserve in sospensione tassabili in ogni caso, se non ricostruite nel bilancio successivo alla fusione e quelle tassabili solo in caso di distribuzione, che devono essere ricostruite previa sussistenza di un avanzo. 

Dal momento che BETA non ha iscritto in bilancio alcuna riserva in sospensione di imposta, si ritiene che nessun obbligo fiscale deve gravare in tal senso su ALFA post fusione, se non quello di mantenere la stratificazione fiscale che il Patrimonio netto aveva ante fusione. Conseguentemente

  • alla riserva da "Differenza da fusione" deve essere attribuita, proporzionalmente, la natura tributaria del capitale sociale e delle riserve di BETA. 
  • per la riserva in sospensione di imposta per rivalutazione dei beni di impresa ex Legge 266/2005 presente nel Patrimonio netto di ALFA ante fusione il saldo attivo deve essere imputato al capitale o accantonato in una speciale riserva designata con riferimento alla presente legge, con esclusione di ogni diversa utilizzazione. Si precisa che la riserva, ove non venga imputata al capitale, può essere ridotta soltanto con l'osservanza delle disposizioni dei commi secondo e terzo dell'articolo 2445 del codice civile.
Fonte: Agenzia delle Entrate
Notizia del: 26/05/2017
Estromissione bene immobile imprenditore individuale entro il 31 maggio 2017

Il 31 maggio 2017 scade il termine per l'esercizio dell'opzione per l'estromissione degli immobili strumentali posseduti al 31.10.2016 dal patrimonio dell'impresa da parte dell'imprenditore individuale. L'opzione ha effetto dal 01.01.2017 e si esercita attraverso comportamento concludente, cioè con la semplice annotazione contabile:

  • nel libro giornale (per le imprese in contabilità ordinaria);
  • nel registro dei beni ammortizzabili (per le imprese in contabilità semplificata).

L'operazione di estromissione prevede il pagamento dell’imposta sostitutiva, pari all'8% della plusvalenza teorica calcolata come differenza tra il valore di mercato del bene e il costo fiscalmente riconosciuto. Il pagamento della prima rata di imposta sostitutiva, pari al 60% del totale, deve avvenire entro il 30 novembre 2017, mentre il saldo deve essere versato entro il 16 giugno 2018. Il perfezionamento dell'opzione avviene con l'indicazione dell'immobile e della relativa imposta pagata, nel modello Redditi.

L’estromissione agevolata può essere effettuata dai soggetti che al 31.10.2016 risultano in possesso della qualifica di imprenditore individuale e la mantengono fino al 1° gennaio 2017 (data di effetto dell’estromissione), comprese le imprese che a tali date sono in liquidazione. L'estromissione agevolata può essere effettuata anche:

  • dall'erede dell'imprenditore deceduto successivamente al 31.10.2016, a condizione che l'opzione sia esercitata dall'erede che abbia proseguito l'attività del de cuius in forma individuale;
  • dal donatario dell'azienda che abbia proseguito l'attività imprenditoriale del donante.

Non possono avvalersi dell’agevolazione, invece:

  • i soggetti per i quali alla data del 01.01.2017 la qualifica di imprenditore è venuta meno. In tal caso, infatti, si è verificato il presupposto per l'attribuzione del bene alla sfera patrimoniale privata dell'imprenditore, con l'applicazione dell'imposta ordinaria sulle plusvalenze eventualmente realizzate;
  • l'unica azienda dell'imprenditore individuale che sia stata concessa in affitto o in usufrutto prima del 01.01.2017, visto che durante l'affitto cessa l'attività d'impresa
  • gli enti non commerciali, visto che non sono espressamente richiamati dalla normativa in materia di estromissione agevolata.

L’estromissione riguarda gli immobili strumentali posseduti alla data del 31.10.2016. Si tratta, pertanto, degli immobili:

  • strumentali per destinazione, cioè utilizzati esclusivamente per l’esercizio dell’impresa, indipendentemente dalla categoria catastale;
  • strumentali per natura, ossia che per le loro caratteristiche non sono suscettibili di diversa utilizzazione, senza radicali trasformazioni, e che si considerano strumentali anche se non utilizzati direttamente dall'imprenditore o se dati in locazione/comodato. Sono strumentali per natura gli immobili rientranti nelle categorie catastali B, C, D, E e A/10, qualora la destinazione ad ufficio sia prevista nella licenza o concessione edilizia, anche in sanatoria.

Gli immobili che non risultano dai predetti libri o registri non possono essere estromessi in quanto non sono considerati relativi all’impresa, ma appartenenti alla sfera privata dell’imprenditore. Come chiarito dall’Agenzia delle Entrate nella Risoluzione n. 188/E/2008, l'estromissione non può riguardare gli immobili in leasing, dato che, con il relativo contratto, non si determina il possesso del bene ma la sua mera detenzione. In caso di riscatto lo stesso, deve essere stato esercitato anteriormente al 31.10.2016. Inoltre, sono esclusi dall’estromissione gli immobili che:

  • costituiscono beni merce;
  • non sono strumentali né per natura né per destinazione, anche se indicati nell’inventario (o nel registro dei beni ammortizzabili);
  • anteriormente al 01.01.2017 sono stati ceduti o già “autoconsumati”.
Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 26/05/2017
Mercato immobiliare non residenziale in aumento: ecco il rapporto 2017

Il mercato immobiliare non residenziale italiano torna a crescere, facendo registrare nel 2016 un deciso rialzo dei volumi di compravendita (+16,1%). È la prima volta da dieci anni a questa parte, che la crescita riguarda contemporaneamente tutti e tre i comparti:

  • terziario (+12,5%),
  • commerciale (+16,6%),
  • produttivo (22,1%).

Bene anche i contratti di leasing, che nel 2016 ha proseguito la sua rincorsa, superando quota 480 mila nuovi contratti stipulati. Rispetto al 2015, infatti, il leasing è cresciuto del +16%. Sono questi i principali dati emersi ieri durante la presentazione del Rapporto Immobiliare non residenziale, realizzato dall’Agenzia delle Entrate in collaborazione con Assilea. Ecco i principali dati:

  • Dopo il brusco calo del 2015, il mercato dei capannoni spicca il volo: +22,1% rispetto all’anno precedente, con 11.287 transazioni concluse nel corso del 2016. Dall’analisi del mercato sul territorio, la Lombardia si conferma la regione di punta, sia per la maggior presenza relativa di capannoni sia perché rappresenta da sola più di un quarto del mercato nazionale. A seguire le altre regioni con un volume di scambi superiore alle 1.000 unità sono Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto.
  • Il 2016 rappresenta un anno estremamente positivo anche per le compravendite di negozi, che segnano un +15,1%. Tra le regioni che mostrano una buona performance Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte, Lazio, Puglia e Sicilia.
  • Con 9.731 transazioni registrate nel 2016, il comparto degli uffici torna a salire: dopo dieci anni di cali consecutivi, la ripresa di questa fetta di mercato tocca vetta +12,3%. 
  • Si conferma la duplice veste del leasing di propellente della crescita e di termometro della ripresa degli investimenti produttivi. In un quadro 2016 che ha visto lo stipulato superare ampiamente i 20 miliardi di euro, nel comparto del leasing immobiliare l’Italia rimane ampiamente il secondo mercato europeo, con 4 miliardi di finanziato.
  • Nel primo quadrimestre 2017, il leasing torna a crescere sia sugli investimenti, sia sui finanziamenti destinati all’acquisizione di immobili non residenziali. Le sofferenze del leasing immobiliare si attestano introno al 7% del totale delle sofferenze bancarie delle imprese, ma presentano tassi di recupero superiori a quelli bancari. Nel 2016 si velocizza il processo di ricolloco dei beni ripossessati, pur con tassi di recupero sul valore di vendita in flessione rispetto all’anno precedente. Alte le opportunità di business in termini di rivendita di immobili ex-leasing che potranno essere ricollocati sul mercato.
  • Il barometro, dopo la contrazione dello stipulato immobiliare degli scorsi sei anni, guarda al futuro con fiducia confidando nelle misure legislative all’esame del parlamento e del governo. Innanzitutto il DDL Concorrenza che interviene a tutela della concorrenza in diversi settori, tra i quali il leasing, definendone lo scopo e la natura del contratto, facendo chiarezza sui doveri del concedente e dell’utilizzatore del bene in locazione finanziaria. Un’altra misura fortemente attesa dagli operatori è la semplificazione delle norme relative alla cessione e alla cartolarizzazione degli NPL, in particolare immobiliare che, al 31.12.2016 superavano i 12 mld di euro.
Fonte: Agenzia delle Entrate
Notizia del: 26/05/2017
5 per mille 2017: pubblicati gli elenchi definitivi

L'Agenzia delle Entrate con un comunicato stampa ha reso noto che da ieri sono disponibili gli elenchi del 5 per mille 2017 all’interno della sezione “Documentazione - 5 per mille - 5 per mille anno finanziario 2017”. Il totale tra iscritti permanenti e nuovi iscritti sale, con un trend crescente degli aspiranti al 5 per mille, a circa 57.000 nel 2017. Infatti sono stati pubblicati gli elenchi:

  • degli iscritti permanenti che non hanno più l’onere di presentare tutti gli anni la domanda di iscrizione e la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, aggiornati rispetto a quelli pubblicati lo scorso 31 marzo, arrivando a quota 49.000 candidati.
  • dei nuovi iscritti del 2017 degli enti del volontariato e delle associazioni sportive dilettantistiche, aggiornati e integrati rispetto a quelli provvisori pubblicati lo scorso 11 maggio.  La prossima scadenza da fissare in calendario è quella di fine giugno. I legali rappresentanti degli enti del volontariato presenti negli elenchi definitivi, infatti, hanno tempo fino al 30 giugno per presentare alla Direzione regionale dell’Agenzia  delle Entrate una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà che attesti i requisiti di ammissione all’elenco. Il modello da utilizzare deve essere conforme a quello pubblicato sul sito. Alla dichiarazione occorre allegare copia del documento di riconoscimento del legale rappresentante che sottoscrive. Gli stessi tempi e le stesse regole valgono anche per le associazioni sportive dilettantistiche, i cui rappresentanti legali però dovranno presentare la documentazione richiesta alla struttura del Coni competente per territorio.

Per i ritardatari, è il 2 ottobre la data ultima per sanare le domande infatti per gli enti che presentano la domanda d’iscrizione e/o la documentazione integrativa in ritardo è prevista anche quest’anno una deadline extra per partecipare alla ripartizione delle quote del 5 per mille, purché la domanda e/o la documentazione siano presentate entro il 2 ottobre.

In questo caso, per partecipare al riparto delle quote del 5 per mille occorre versare con F24 una sanzione di 250 euro (codice tributo “8115”). Naturalmente, i requisiti per l’accesso al beneficio del 5 per mille 2017 devono comunque essere posseduti alla data di scadenza delle domande d’iscrizione (7 maggio per gli enti di volontariato e le associazioni sportive dilettantistiche e 30 aprile per gli enti della ricerca scientifica e dell’università e quelli della ricerca sanitaria).

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 26/05/2017