CST Consulting

Studio associato di consulenza del lavoro, fiscale e societaria

Lo Studio CST Consulting Professionisti Associati fornisce servizi integrati per la consulenza fiscale, societaria e del lavoro.
Opera a Bologna e provincia dal 1996 e affianca piccole e medie imprese, di differenti settori, dalla delicata fase di start-up aziendale a quella, altrettanto importante, di controllo di gestione e analisi di bilancio. A completare il servizio l’amministrazione del personale e l’elaborazione delle buste paghe e dei contributi.
Lo Studio CST Consulting è il partner operativo e strategico ideale per far nascere, crescere e prosperare la vostra impresa.

Servizi offerti

Consulenza fiscale e societaria

  • Valutazioni di aziende e progetti imprenditoriali.
  • Ristrutturazioni societarie, trasformazioni e fusioni.
  • Piani di risanamento aziendale.
  • Analisi di bilancio e controllo gestione
  • Tenutà contabilità, dichiarazioni fiscali e adempimento telematici
  • CAAF 730
  • Contenzioso tributario.

 

Consulenza del lavoro

  • Amministrazione del personale.
  • Gestione del rapporto di lavoro negli aspetti fiscali, economici, giuridici, assicurativi, previdenziali, …
  • Elaborazione delle buste paga e dei contributi.
  • Assistenza e rappresentanza dell’azienda in conciliazioni e arbitrati.
  • Assistenza e rappresentanza in sede di contenzioso con Istituti Previdenziali, Assicurativi e Ispettivi del Lavoro.
  • Consulenza e assistenza nelle relazioni e nei rapporti aziendali (contratti, convenzioni, accordi, ….)

 

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24/01/2018

Modelli Intrastat: novità 2018

L’Agenzia delle Entrate con il provvedimento del 25.9.2017 n. 194409 ha adottato misure […]continua

 

12/01/2018

Nuovo limite di esenzione dei compensi per attività sportiva dilettantistica

La Legge di bilancio 2018 ha modificato la disciplina fiscale dei compensi percepiti […]continua

 

News da Fisco e Tasse

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Terzo settore: la Fondazione dei commercialisti fornisce chiarimenti

La Fondazione Nazionale dei Commercialisti ha recentemente pubblicato il documento " La riforma del Terzo settore: il regime transitorio". Com'è noto ormai, la riforma del Terzo settore è stata avviata con la legge delega del 2016 (legge 6 giugno 2016, n. 106), e ha trovato compimento nell’agosto 2017 con l’adozione dei relativi decreti attuativi e dei

  • d.lgs. 3 luglio 2017, n. 112 (di riforma della disciplina dell’impresa sociale)
  • d.lgs. 3 luglio 2017, n. 117 (che contiene il Codice del Terzo settore).

Nel documento è stata affrontata la disciplina transitoria che interessa proprio i decreti legislativi n. 112 e 117. Detti decreti attuavi, infatti, sono entrati in vigore rispettivamente il 20 luglio 2017 e il 3 agosto 2017, ma contengono disposizioni con diversa efficacia temporale che hanno suscitato incertezze operative negli esperti del settore.

Il documento riguarda tutti gli ETS. Si ricorda, che sono considerati enti del Terzo settore e come tali devono essere iscritti al registro unico nazionale del terzo settore le organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale, enti filantropici, imprese sociali, cooperative sociali, reti associative, società di mutuo soccorso,  associazioni riconosciute o non riconosciute, fondazioni, enti di carattere privato diversi da società che perseguono senza scopo di lucro attività di interesse generale. E’ utile ricordare che il Registro degli Enti del terzo settore è composto da 6 sezioni dedicate a categorie specifiche e una sezione residuale ovvero:

  • ODV(organizzazioni di volontariato)
  • APS (associazione di promozione sociale)
  • Enti filantropici
  • Imprese sociali
  • Società mutuo soccorso
  • Reti assicurative
  • Altri enti del terzo settore

Per quanto riguarda le ONLUS, queste devono decidere se:

  • iscriversi al registro e in quale categoria in base alla tipologia di attività e dei modelli organizzativi adottati.
  • non iscriversi con la conseguente perdita della qualifica di onlus e l’obbligo di devoluzione del patrimonio ai fini di pubblica utilità. L’unico beneficio sarà l’applicazione delle norme sugli enti non commerciali non abrogate.
Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 24/04/2018
Voluntary disclosures: chiarimenti della GDF

La circolare della Guardia di Finanza pubblicata il 17 aprile 2018 affronta le principali novità contenute nel collegato fiscato e nella legge di bilancio 2018, tra cui il tema della voluntary bis. In particolare, nel documento si precisa che l'articolo 5 septies del DL 148/2017 ha introdotto la cd. voluntary bis, cioè una nuova procedura di emersione che consente ai soggetti fiscalmente residenti in Italia o ai loro eredi in passato iscritti all'AIRE o che hanno prestato attività lavorativa in via continuativa in zona di frontiera o in paesi limitrofi, di regolarizzare le attività finanziarie estere pagando un imposta pari al 3% delle giacenze esistenti al 31.12.2016.

La procedura della voluntary può riguardare le attività finanziarie depositate e le somme detenute su conti correnti e libretti di risparmio all'estero costituite con:

  • redditi di lavoro dipendente o autonomo prodotti all'estero,
  • proventi della vendita di immobili situati all'estero

che non siano state già oggetto di collaborazione volontaria precedentemente. 

La voluntary prevede inoltre che:

  • c'è tempo fino al 31 luglio per regolarizzare l'istanza trasmessa
  • gli autori delle violazioni provvedono spontaneamente al versamento degli importi dovuti in un unica soluzione entro il 30 settembre 2018 o in tre rate mensili di pari importo
  • la procedura si perfeziona al pagamento delle somme
  • i termini di accertamento decorrono dal 1.1.2018 al 30.6.2020.

 

Fonte: Guardia di Finanza
Notizia del: 24/04/2018
Destinazione TFR: nuovo modulo di scelta in G.U.

È stato pubblicato sulla G.U. n. 91 del 19 aprile 2018 il decreto del Ministero del lavoro 22 marzo 2018, che ha individuato le modifiche da apportare al Modulo Tfr 2, concernente la scelta per la destinazione del Tfr da parte dei lavoratori assunti dopo il 31 dicembre 2006, allegato al D.M. 30 gennaio 2007, a seguito dell’innovazione normativa introdotta dall’articolo 8, comma 2, D.Lgs. 252/2005. Il decreto riporta in allegato il modello aggiornato.

Le modifiche prevedono in particolare  che :

  • il primo punto  elenco  e' sostituito con la formulazione seguente: «che il proprio  trattamento  di fine rapporto non  venga  destinato  ad  una  forma  pensionistica
  • complementare  e  continui  dunque  ad  essere  regolato  secondo  le previsioni dell'art. 2120 del codice civile; (1)»; 
  • il  secondo punto elenco e' sostituito con  la  seguente  formulazione:  «che  il  proprio trattamento di fine rapporto venga conferito integralmente  o nella seguente misura in  conformita'  alle  previsioni  delle  fonti  istitutive: ... %,  a  decorrere  dalla  data  della  presente,  alla  seguente          forma          pensionistica          complementare  .................................  alla  quale  il  sottoscritto   ha  aderito in data ..../..../....., fermo restando che la quota  residua  di TFR continuera' ad essere regolata secondo le previsioni dell'art.  2120 del codice civile.(2). Allega copia del modulo di adesione».
Fonte: Gazzetta Ufficiale
Notizia del: 24/04/2018
Opere edilizie senza autorizzazioni: in vigore il nuovo elenco

Per i piccoli lavori edilizi da realizzare in abitazioni o attività produttive senza particolari autorizzazioni ora c’è un glossario unico per tutto il Paese. Il decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, adottato di concerto con il Ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, Maria Anna Madia, ha messo a punto, infatti, il Glossario delle principali opere edilizie realizzabili in regime di attività edilizia libera. L’elenco è entrato in vigore il 22 aprile 2018, ed è allegato a questo articolo.

Il decreto individua le principali categorie di intervento e un elenco non esaustivo delle 58 principali opere che possono essere realizzate in edilizia libera, allegando una tabella di facile utilizzo per cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni. Per fare alcuni esempi, nelle “manutenzioni ordinarie” si trovano interventi edilizi come le

  • opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici, quindi pavimentazioni, intonaci, rivestimenti, serramenti e infissi, inferriate o quelle necessarie a mantenere in efficienza gli impianti tecnologici.
  • nella “eliminazione delle barriere architettoniche” non servono permessi per installazioni e manutenzioni degli ascensori interni e montacarichi che non incidano sulla struttura portante, rampe, apparecchi sanitari, impianti igienici e idro-sanitari.
  • per quanto riguarda le “aree ludiche ed elementi di arredo delle aree di pertinenza” sono in edilizia libera le opere senza fini di lucro, relative a barbecue in muratura, fontane, muretti, fioriere, panche, gazebo di limitate dimensioni e non stabilmente infissi al suolo, giochi per bambini, pergolati di limitate dimensioni e non stabilmente infissi al suolo, ricoveri per animali domestici, ripostigli per attrezzi e manufati accessori di limitate dimensioni e non stabilmente infissi al suolo, stalli per biciclette, tende, coperture leggere di arredo.
  • per le “opere contingenti temporanee” di maggiori dimensioni, quali gazebo o stand, che l’installazione va effettuata previa comunicazione avvio lavori, mentre manutenzioni e rimozioni sono in edilizia libera.

In allegato l’elenco non esaustivo delle opere.

 

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 24/04/2018
Fattura elettronica: l’Europa autorizza l’Italia a impiegarla dal 1° luglio

Dall’Europa arriva il via libera all’introduzione della fatturazione elettronica generalizzata: sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea è stata pubblicata la Decisione di esecuzione (Ue) 2018/593 del Consiglio del 16 aprile 2018, con la quale l’Italia è stata autorizzata a introdurre la “misura speciale di deroga” agli articoli 218 e 232 della direttiva 2006/112/Ce relativa al sistema comune dell’Iva.

Sotto il profilo temporale, l’autorizzazione europea ha effetto dal 1° luglio 2018 al 31 dicembre 2021. Si ricorda che con la legge 205/2017, inoltre, è stato previsto che:

  • sono esonerati dall’obbligo della fatturazione elettronica coloro che applicano il regime forfetario o il regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità,
  • per l’omissione della fattura elettronica tra privati, si applica la sanzione amministrativa prevista in caso di violazione degli obblighi relativi alla documentazione, registrazione e individuazione delle operazioni soggette a Iva (dal 90 al 180% dell’imposta, con un minimo di 500 euro ovvero in misura fissa, da 250 a 2mila euro, se la violazione non incide sulla corretta liquidazione del tributo).

Nell’istanza di autorizzazione inviata alla Commissione europea lo scorso settembre, l’Italia ha motivato la propria richiesta sottolineando che un tale meccanismo contribuirebbe ad aumentare la capacità dell’amministrazione di prevenire e contrastare efficacemente l’evasione e le frodi Iva, a incentivare l’adempimento spontaneo, a semplificare ulteriormente gli adempimenti, a rendere più efficiente la riscossione nonché a modernizzare il settore produttivo con conseguente riduzione dei costi amministrativi per le imprese.
Più in particolare, l’Italia ha sottolineato che il processo di fatturazione elettronica si basa sulla veicolazione delle fatture attraverso il Sistema di interscambio (SdI), gestito dall’Agenzia delle Entrate, e già utilizzato per la fatturazione elettronica nei confronti della pubblica amministrazione. In tal modo, l’amministrazione è posta nelle condizioni “di acquisire in tempo reale le informazioni contenute nelle fatture emesse e ricevute dagli operatori economici, offrendo così la possibilità di effettuare un controllo tempestivo e automatico della corrispondenza tra l’Iva dichiarata e pagata e le fatture emesse e ricevute”.

Infine, si stabilisce che l’introduzione della fatturazione elettronica obbligatoria è anticipata al 1° luglio 2018 per le fatture relative:

  • alle cessioni di benzina o di gasolio destinati a essere utilizzati come carburanti per motori
  • alle prestazioni rese da soggetti subappaltatori e subcontraenti della filiera delle imprese, nel quadro di un contratto di appalto di lavori, servizi o forniture stipulato con una pubblica amministrazione. 

 

Fonte: Fisco Oggi
Notizia del: 24/04/2018
Bitcoin nel quadro RW. Le criptovalute entrano nelle dichiarazioni

Interpello sulla tassazione delle criptovalute per la Direzione Generale della Lombardia dell'Agenzia delle Entrate (Interpello 956-39/2018, presentato a gennaio 2018) che fornisce alcuni chiarimenti su questo complesso tema.

Per prima cosa le Entrate hanno ricordato come l'articolo 1, comma 2, lettera qq), del D. Lgs 231/2007 definisce “valuta virtuale” “la rappresentazione digitale di valore, non emessa da una banca centrale o da un’autorità pubblica, non necessariamente collegata a una valuta avente corso legale, utilizzata come mezzo di scambio per l’acquisto di beni e servizi è trasferita, archiviata e negoziata elettronicamente”. In altri termini il legislatore riconosce normativamente:

  • l’utilizzo delle valute virtuali come strumento di pagamento alternativo a quelli tradizionalmente utilizzati nello scambio di beni e servizi;
  • definisce tale “strumento di pagamento” quale “rappresentazione digitale di valore”, “trasferita, archiviata e negoziata elettronicamente”.

Con la risoluzione 2 settembre 2016, n. 72/E è stato precisato che il bitcoin è una tipologia di moneta “virtuale” utilizzata come “moneta” alternativa a quella tradizionale, la cui circolazione si fonda su un principio di accettazione volontaria da parte degli operatori privati. In generale, le valute virtuali hanno due fondamentali caratteristiche:

  1. non hanno natura fisica, bensì digitale, essendo create, memorizzate e utilizzate attraverso dispositivi elettronici e vengono conservate in “portafogli elettronici”.  Inoltre sono liberamente accessibili e trasferibili dal titolare, in possesso delle necessarie credenziali, in qualsiasi momento senza bisogno dell’intervento di terzi.
  2. sono emesse e funzionano grazie a dei codici crittografici ed a complessi calcoli algoritmici.  Lo scambio dei predetti codici criptati tra gli utenti (user), operatori sia economici che privati, avviene per mezzo di un’applicazione software. Per utilizzare i bitcoin, gli utenti devono entrarne in possesso: estraendoli; acquistandoli da altri soggetti in cambio di valuta legale; o accettandoli come corrispettivo per la vendita di beni o servizi.

In base a quanto affermato dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea nella sentenza 22 ottobre 2015, causa C-264/14, l’attività di intermediazione di valute tradizionali con bitcoin, svolta in modo professionale ed abituale, costituisce un’attività rilevante oltre agli effetti dell’Iva anche dell’Ires e dell’Irap, soggetta agli obblighi di adeguata verifica della clientela, di registrazione e di segnalazione previsti dal decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231.

Alla luce di quanto precede si ritiene che, ai fini delle imposte sul reddito, delle persone fisiche che detengono bitcoin (o altre valute virtuali) al di fuori dell’attività d’impresa, alle operazioni di conversione di valuta virtuale si applicano i principi generali che regolano le operazioni aventi ad oggetto valute tradizionali. Pertanto:

  • le cessioni a pronti di valuta virtuale non danno origine a redditi imponibili mancando la finalità speculativa salvo generare un reddito diverso qualora la valuta ceduta derivi da prelievi da portafogli elettronici (wallet), per i quali la giacenza media superi un controvalore di euro 51.645,69 per almeno sette giorni lavorativi continui nel periodo d’imposta, ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lettera c-ter), TUIR. Il valore in euro della giacenza media in valuta virtuale va calcolato secondo il cambio di riferimento all’inizio del periodo di imposta, e cioè al 1° gennaio dell’anno in cui si verifica il presupposto di tassazione. Si fa presente che ai fini della determinazione di un’eventuale plusvalenza derivante dal prelievo dal wallet, che abbia superato la predetta giacenza media, si deve utilizzare il costo di acquisto e che agli effetti della determinazione delle plusvalenze/minusvalenze si considerano cedute per prime le valute acquisite in data più recente. Inoltre, in caso di bitcoin ricevuti “a titolo gratuito”, il costo iniziale da considerare è quello sostenuto dal donante, ai sensi del comma 6 dell’articolo 68 del TUIR.
  • i redditi derivanti dalle operazioni realizzate sul mercato FOREX e da Contract for Difference (CFD) aventi ad oggetto valute virtuali costituiscono redditi diversi ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lettera c-quater), del TUIR. Tali redditi, se percepiti da parte di un soggetto persona fisica al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa, sono soggetti ad imposta sostitutiva a norma dell’articolo 5 del decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461. I redditi diversi di natura finanziaria in questione devono essere indicati nel quadro RT della Modello Redditi - Persone Fisiche e sono soggetti ad imposta sostitutiva con aliquota del 26%

Per quanto riguarda gli obblighi di monitoraggio fiscale, sono stati estesi gli obblighi ordinariamente previsti per gli intermediari bancari e finanziari, altresì ai soggetti
(c.d. “operatori non finanziari”) che intervengono, anche attraverso movimentazione di “conti”, nei trasferimenti da o verso l’estero di mezzi di pagamento effettuate anche in valuta virtuale, di importo pari o superiore a 15.000 euro.

Inoltre, è previsto l’obbligo di compilazione del quadro RW della Modello Redditi - Persone Fisiche, da parte delle persone fisiche residenti nel territorio dello Stato che, nel periodo d’imposta, detengono investimenti all’estero e attività estere di natura finanziaria suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia, tra le quali le valute estere.

Da ultimo, si precisa che le valute virtuali non sono soggette all'imposta sul valore dei prodotti finanziari, dei conti correnti e dei libretti di risparmio detenuti all'estero dalle persone fisiche residenti nel territorio dello Stato (c.d. IVAFE,)  in quanto tale imposta si applica ai depositi e conti correnti esclusivamente di natura “bancaria” .

L'interpello è allegato a questo articolo. 

Fonte: Agenzia delle Entrate
Notizia del: 24/04/2018
Certificazione Unica INPS: le modalità di richiesta

Nella circolare n. 67 pubblicata il 23.4.2018 l'INPS  ricorda che  in qualità di sostituto d’imposta, è tenuto annualmente a rilasciare la Certificazione Unica. Le modalità di rilascio a disposizione dei cittadini già dal 2017 sono molteplici. Riportiamo l'elenco aggiornato: 

1. RILASCIO TELEMATICO DIRETTO

Gli utenti in possesso di PIN, anche ordinario, possono scaricare e stampare la Certificazione Unica 2018 dal sito www.inps.it, attraverso il seguente percorso di navigazione: “Prestazioni e servizi” > “Tutti i servizi” > “Certificazione unica 2018 (Cittadino)”. L'accesso è possibile anche  tramite credenziali SPID di secondo livello o superiore, da richiedere agli Identity Provider accreditati dall’AGID.

E'  possibile visualizzare la Certificazione Unica anche tramite l’APP istituzionale “INPS servizi mobile”, scaricabile dagli store Android e Apple, dopo aver fatto il login con codice fiscale e PIN.

 2. PRESSO GLI UFFICI INPS

Presso tutte le Strutture territoriali dell’Istituto è disponibile almeno uno sportello dedicato al rilascio cartaceo della Certificazione Unica 2018. Il rilascio avviene

 sia allo sportello che  nelle postazioni informatiche  self-service con PIN. E' disponibile anche l'assistenza del personale dell'Ufficio relazioni con il pubblico.

3. VIA PEC 

Si puo ottenere la  trasmissione telematica della Certificazione Unica  alla propria Posta elettronica certificata facendo richiesta all'indirizzo: [email protected] Alla richiesta dovrà essere allegata copia del documento di identità in corso di validità del richiedente. 

4. TRAMITE  PATRONATI , CAF, PROFESSIONISTI ABILITATI 

Il cittadino puo recarsi presso le sedi  di patronati , Caf o professionisti e fare richiesta della CU ,  che viene rilasciata con le  seguenti modalità:

  • per i professionisti: PIN dispositivo dell’INPS o credenziali SPID almeno di secondo livello o Carta Nazionale dei Servizi (CNS);
  • per i CAF e i Patronati: SPID, con credenziali almeno di secondo livello o Carta Nazionale dei Servizi (CNS).

 Il rilascio avviene dopo l'identificazione dell’interessato e acquisizione della  delega specifica e  copia del suo documento di riconoscimento in corso di validità. In materia l’Istituto  eseguirà il tracciamento degli accessi ed  effettuerà appositi controlli ad evitare accessi e utilizzi indebiti.  L’intermediario  ha il divieto di utilizzo di dispositivi automatici (robot), che permettano di consultare in forma massiva i dati e di replicare le informazioni rese disponibili. 

5. PRESSO I COMUNI E ALTRI UFFICI PUBBLICI

Il cittadino può ottenere la Certificazione Unica 2018 anche presso i Comuni e le altre pubbliche amministrazioni che abbiano sottoscritto un protocollo con l’Istituto. Come per gli intermediari, la visualizzazione della Certificazione Unica da parte degli operatori delle pubbliche amministrazioni è subordinata all’esistenza di una specifica richiesta del cittadino.

6. INVIO A DOMICILIO  PER ANZIANI E DISABILI:

  • Tramite  “Sportello Mobile” Inps il  servizio dedicato a particolari categorie di utenti (es. ultraottantenni titolari di indennità di accompagnamento o di comunicazione, titolari di indennità speciale, indipendentemente dall’età, appartenenti alla categoria dei ciechi civili, ecc.). Gli interessati sono stati avvertiti con un apposita comunicazione e possono richiedere al numero telefonico indicato  l’invio della certificazione al proprio domicilio.
  • sono attivi inoltre, sempre per i casi di impossibilità di ritiro, i numeri verdi 800 434320 (con risponditore automatico) e 803 164, abilitati solo alle chiamate da rete fissa, ed il numero a pagamento 06 164164, abilitato alle chiamate da rete fissa e mobile con costi variabili in base al piano tariffario  del chiamante.

7. PENSIONATI ALL'ESTERO 

I pensionati residenti all’estero possono richiedere la certificazione, fornendo i propri dati anagrafici e il numero di codice fiscale, ai seguenti numeri telefonici dedicati: 0039-06.59058000 – 0039-06.59053132, con orario 8–19 (ora italiana).

8. RILASCIO A DELEGATI 

La Certificazione Unica 2018 può essere rilasciata anche a persona diversa dal titolare.

  • In  caso  di persona delegata  la richiesta deve essere corredata dalla delega, con la quale si autorizza esplicitamente l’INPS al rilascio della certificazione richiesta, e dalla fotocopia del documento di riconoscimento in corso di validità del delegante e del delegato. Il delegato potrà presentarsi agli sportelli con un numero di deleghe non superiore a due.
  • Nel caso di  eredi del soggetto titolare deceduto l’utente deve presentare una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà con la quale attesti la propria qualità di erede, unitamente alla fotocopia del proprio documento di riconoscimento in corso di validità.

 

Fonte: Inps
Notizia del: 24/04/2018