CST Consulting

Studio associato di consulenza del lavoro, fiscale e societaria

Lo Studio CST Consulting Professionisti Associati fornisce servizi integrati per la consulenza fiscale, societaria e del lavoro.
Opera a Bologna e provincia dal 1996 e affianca piccole e medie imprese, di differenti settori, dalla delicata fase di start-up aziendale a quella, altrettanto importante, di controllo di gestione e analisi di bilancio. A completare il servizio l’amministrazione del personale e l’elaborazione delle buste paghe e dei contributi.
Lo Studio CST Consulting è il partner operativo e strategico ideale per far nascere, crescere e prosperare la vostra impresa.

Servizi offerti

Consulenza fiscale e societaria

  • Valutazioni di aziende e progetti imprenditoriali.
  • Ristrutturazioni societarie, trasformazioni e fusioni.
  • Piani di risanamento aziendale.
  • Analisi di bilancio e controllo gestione
  • Tenutà contabilità, dichiarazioni fiscali e adempimento telematici
  • CAAF 730
  • Contenzioso tributario.

 

Consulenza del lavoro

  • Amministrazione del personale.
  • Gestione del rapporto di lavoro negli aspetti fiscali, economici, giuridici, assicurativi, previdenziali, …
  • Elaborazione delle buste paga e dei contributi.
  • Assistenza e rappresentanza dell’azienda in conciliazioni e arbitrati.
  • Assistenza e rappresentanza in sede di contenzioso con Istituti Previdenziali, Assicurativi e Ispettivi del Lavoro.
  • Consulenza e assistenza nelle relazioni e nei rapporti aziendali (contratti, convenzioni, accordi, ….)

 

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LE AGEVOLAZIONI Come anticipato con la precedente Circolare, Vi forniamo ora una sintesi […]continua

 

11/01/2019

LEGGE DI BILANCIO 2019: LE NOVITA’ FISCALI IN PILLOLE

Riportiamo di seguito le principali novità fiscali della manovra 2019 in maniera estremamente […]continua

 

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Sport bonus 2019: ecco cosa prevede la Legge di bilancio

Sport bonus confermato anche per il 2019. In particolare, gli articoli da 621 a 627 della Legge  di bilancio 2019 (L. 145/2018) prevedono  che per le erogazioni liberali in denaro effettuate da privati nel corso dell’anno solare 2019 per interventi di:

  • manutenzione e restauro di impianti sportivi pubblici
  • realizzazione di nuove strutture

sia accordato  un credito d’imposta pari al 65% delle erogazioni effettuate,  anche nel caso in cui le stesse siano destinate a soggetti concessionari o affidatari degli impianti medesimi. I soggetti che le effettuano non possono cumulare il credito d’imposta con altre agevolazioni, relativamente alle stesse somme.

Il credito è riconosciuto

  • alle persone fisiche e agli enti non commerciali nei limiti del 20% del reddito imponibile
  • ai soggetti titolari di reddito d’impresa nei limiti del 10 per mille dei ricavi annui ed è ripartito in 3 quote annuali di pari importo. Per tali soggetti il credito d’imposta è utilizzabile tramite compensazione e non rileva ai fini delle imposte sui redditi e dell’IRAP.

ed è utilizzabile in tre  quote annuali di pari importo,  da effettuare in compensazione tramite modello F24.

 Importante sottolineare che i soggetti beneficiari delle erogazioni liberali devono

  • comunicare all’Ufficio per lo Sport presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri l’ammontare delle somme ricevute e la loro destinazione, dandone pubblicità con mezzi informatici
  • comunicare altresì all’Ufficio per lo Sport presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri lo stato di avanzamento dei lavori, rendicontando l’utilizzo delle somme erogate entro il 30 giugno di ogni anno successivo a quello di erogazione e fino all’ultimazione dei lavori di manutenzione, restauro e realizzazione di nuove strutture.

Si attende  un futuro DpCM  da adottarsi di concerto con il MEF, entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della  legge (quindi entro  marzo 2019) per  ulteriori chiarimenti sulle modalità applicative.

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 17/01/2019
Ristoratori e albergatori: chiarimenti e-fattura per commercianti al minuto

Cosa deve fare il ristoratore nel caso in cui il cliente gli chieda la fattura? Continuano i chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate in merito alla fatturazione elettronica generalizzata, entrata in vigore dal 1° gennaio 2019 e in particolare, una delle ultime FAQ pubblicate risolveva proprio il quesito posto da un commerciante al dettaglio che dal 1° gennaio 2019 deve emettere fatture elettroniche nei confronti dei clienti che richiederanno fattura in luogo della ricevuta o dello scontrino fiscale. Poiché è previsto che per i primi sei mesi del 2019 è possibile trasmettere la fattura elettronica al Sistema di Interscambio entro il termine della liquidazione del periodo di effettuazione dell’operazione, è stato chiesto se deve essere rilasciato un documento al cliente al momento di effettuazione dell’operazione oppure no e, se si, che tipo di documento.

Oltre che nelle FAQ l'Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti sul tema anche nella Risposta Interpello n. 7 del 16 gennaio 2019 e qui allegata. 

Nel rispondere le Entrate hanno ricordato come l'attività degli esercenti commercio al dettaglio, rientri tra quelle disciplinate dall’articolo 22 del Testo Unico IVA(DPR 633/72) e pertanto l’emissione della fattura non è obbligatoria, se non è richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione dell’operazione. In assenza di fattura, i corrispettivi devono essere certificati mediante il rilascio 

  • della ricevuta fiscale  
  • dello scontrino fiscale.

Premesso ciò, qualora il cliente, al momento di effettuazione dell’operazione, chieda l’emissione della fattura, l’esercente potrà alternativamente:

  • in caso di fattura differita, emettere una ricevuta fiscale o uno scontrino fiscale da utilizzare come documenti idonei (documento equipollente al DDT) per l’emissione di una “fattura differita”. In tal caso, l’ammontare dei corrispettivi certificati da ricevuta/scontrino fiscale e oggetto di fatturazione differita va scorporato dal totale giornaliero dei corrispettivi.
  • in caso di fattura immediata, trasmettere al SdI entro i termini della liquidazione periodica, la fattura recante l’indicazione della data di effettuazione dell’operazione e rilasciare al cliente, al momento di effettuazione dell’operazione, apposita quietanza che assume rilevanza solo commerciale e non fiscale. In luogo della quietanza può essere rilasciata alla parte una stampa della fattura ovvero dalla ricevuta del POS, in caso di pagamento elettronico. Resta ferma la possibilità di rilascio dallo scontrino/ricevuta fiscale (ovvero dal c.d. “documento commerciale” nel caso l’esercente effettui la memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi mediante registratore telematico ai sensi dell’art. 2 del d.Lgs. n. 127/15). In tale ultimo caso, come già detto, l’ammontare dei corrispettivi oggetto di fatturazione andrà scorporato dal totale dei corrispettivi giornalieri.

L’emissione di una quietanza sarà valida anche nelle operazioni tra un fornitore che, non effettuando operazioni rientranti tra quelle dell’art. 22 del d.P.R. 633/72, è obbligato ad emettere solo fatture e un altro operatore IVA.

Si ricorda che, qualora il cliente sia un consumatore finale (operazione B2C), l’esercente dovrà comunque mettere a disposizione della controparte, al momento dell’emissione della fattura elettronica, una copia analogica o elettronica della fattura, salvo che il cliente non vi rinunci.
Si precisa che ai fini del controllo documentale di cui all’articolo 36 ter del D.P.R. n. 600 andrà fatto riferimento ai contenuti della copia analogica della fattura elettronica rilasciata al consumatore finale. In caso di discordanza nei contenuti fra fattura elettronica e copia cartacea della stessa, salvo prova contraria, sono validi quelli della fattura digitale.

Quando le fatture elettroniche sono precedute dall’emissione di scontrino o ricevuta fiscale (o, nel caso di trasmissione telematica dei corrispettivi, da un “documento commerciale”), nella fattura vanno riportati gli estremi identificativi dello scontrino/ricevuta; in particolare, il blocco informativo “AltriDatiGestionali” va compilato riportando:

  • nel campo “TipoDato” le parole “NUMERO SCONTRINO” (oppure “NUMERO RICEVUTA” oppure “NUMERO DOC. COMMERCIALE”);
  • nel campo “RiferimentoTesto” l’identificativo alfanumerico dello scontrino (o della ricevuta o del documento commerciale);
  • nel campo “RiferimentoNumero” il numero progressivo dello scontrino (o della ricevuta o del documento commerciale);
  • nel campo “RiferimentoData” la data dello scontrino.

 

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 17/01/2019
E-fattura: come si indicano data e numero della dichiarazione d’intento ricevuta

Continuano i chiarimenti da parte dell'Agenzia delle Entrate in merito alla fatturazione elettronica generalizzata, in vigore dal 1° gennaio 2019. Benchè sarebbe meglio la pubblicazione di una circolare con risposte alle FAQ non modificabili, per ora le Entrate proseguono la pubblicazione di domande/e risposte.

In particolare, nell'ultimo blocco di FAQ pubblicate a fine dicembre, una società di capitali, fornitrice di un esportatore abituale ha chiesto come va indicato nella fatturazione elettronica il numero e la data della dichiarazione d’intento ricevuta.

Nel rispondere l'Agenzia ha ricordato che la fattura emessa nei confronti di un esportatore abituale deve contenere ai fini IVA il numero della lettera d’intento.  Tale informazione può essere inserita utilizzando uno dei campi facoltativi relativi ai dati generali della fattura che le specifiche tecniche lasciano a disposizione dei contribuenti, come ad esempio il campo “Causale”, ovvero a livello di singola linea fattura, il blocco “Altri dati gestionali”.

Dove va indicata data e numero della dichiarazione d'intento? In uno dei campi facoltativi relativi ai dati generali della fattura
 

 

Se si utilizza una delle procedure gratuite (procedura web, App o stand alone) messe a disposizione dall’Agenzia delle entrate, il campo “Causale” è selezionabile (e quindi valorizzabile) nel menù “Altri dati” della sezione “Dati della fattura”. Di seguito l'eempio dell'Agenzia delle Entrate:

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 17/01/2019
730/2019: elenco di tutte le novità contenute nel modello

Ufficialmente aperta la stagione dei dichiarativi 2019, riferite all'anno di imposta 2018. Con la pubblicazione del modello e delle istruzioni del modello di dichiarazione 730/2019, contribuenti e intermediari possono iniziare a studiare i cambiamenti introdotti quest'anno. Tra le principali novità contenute nel modello 730/2019 si segnalano le seguenti:

  • Deduzione erogazioni liberali a favore delle ONLUS, OV e APS: il Codice del Terzo settore prevede che le liberalità in denaro o in natura erogate a favore degli enti del Terzo settore non commerciali sono deducibili dal reddito complessivo netto del soggetto erogatore nel limite del 10 per cento del reddito complessivo dichiarato. Qualora detto importo sia di ammontare superiore al reddito complessivo dichiarato, diminuito di tutte le deduzioni, l’eccedenza può essere computata in aumento dell’importo deducibile dal reddito complessivo dei periodi di imposta successivi, ma non oltre il quarto, fino a concorrenza del suo ammontare.
  • Trasporto pubblico deducibile al 19%: è possibile detrarre dall’Irpef le spese per abbonamento trasporto pubblico per un importo non superiore a 250 euro;
  • spese per assicurazione contro eventi calamitosi deducibile al 19%
  • Deducibilità al 19% anche per le spese sostenute in favore dei minori o di maggiorenni, con diagnosi di disturbo specifico dell’apprendimento (DSA) per l’acquisto di strumenti compensativi e di sussidi tecnici e informatici.
  • Detrazione per erogazioni liberali a favore delle ONLUS, APS: è possibile detrarre il 30 per cento degli oneri sostenuti per le erogazioni liberali in denaro o in natura a favore delle Onlus e delle associazioni di promozione sociale, per un importo complessivo in ciascun periodo d’imposta non superiore a 30.000 euro. L’aliquota di detrazione è elevato al 35 per cento degli oneri sostenuti dal contribuente, qualora l’erogazione liberale sia a favore di organizzazioni di volontariato.
  • Detrazione contributi associativi alle società di mutuo soccorso: è innalzato a 1.300 euro il limite di detrazione dei contributi associativi alle società di mutuo soccorso.
  • Sistemazione a verde: è possibile portare in detrazione dall’Irpef le spese sostenute per la sistemazione a verde delle unità immobiliari e anche quelle sostenute per interventi effettuati sulle parti comuni esterne degli edifici condominiali.
  • Spese per interventi finalizzati al risparmio energetico: Sono state introdotte nuove tipologie di interventi agevolabili con aliquota di detrazione al 65 per cento o con aliquote dell’80 o dell’85 per cento.
  • Tassazione R.I.T.A.: da quest’anno il percettore della rendita temporanea anticipata ha facoltà di avvalersi in dichiarazione della tassazione ordinaria in luogo di quella sostitutiva applicata dal soggetto erogatore
  • Deduzione premi e contributi versati alla previdenza complementare dei dipendenti pubblici: a decorrere dal 1° gennaio 2018, ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche, si applicano le medesime disposizioni previste per i dipendenti privati riguardo la deducibilità dei premi e contributi versati per la previdenza complementare.
  • Ristrutturazioni edilizie: dal 21 novembre 2018, per alcuni interventi, va effettuata la comunicazione all’ENEA.

Il modello e le istruzioni sono allegati a questo articolo. 

 

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 17/01/2019
Credito d'imposta 4.0: pubblicato il codice tributo

Istituito il codice tributo per il credito d'imposta per le spese di formazione del personale 4.0. L'agevolazione è stata prorogata per l’anno 2019 il  credito d’imposta relativo alle spese di formazione del personale dipendente nel settore delle tecnologie previste dal Piano Nazionale Impresa 4.0. 
L’agevolazione in esame veniva riconosciuta, nel 2018, nella misura del 40% delle spese ammissibili sostenute nel periodo d'imposta e nel limite massimo di € 300.000 per ciascun beneficiario. La legge di Bilancio 2019, invece, ha lasciato invariato il limite massimo di 300.000 euro ma ha modificato la percentuale dell’agevolazione a seconda della grandezza dell’impresa che ne usufruisce.

La nuova disciplina prevede infatti che il credito venga riconosciuto nella misura:

  • del 50% per le piccole imprese
  • del 40% per le medie imprese.

Nel caso in cui invece si tratti di grandi imprese, secondo i requisiti indicati dall’allegato I al regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014, il credito d’imposta è attribuito nel limite massimo annuale di 200.000 euro e nella misura del 30 per cento.

DIMENSIONE IMPRESE  LIMITE MASSIMO  VALORE CREDITO D’IMPOSTA
Piccole  300.000 euro  50%
Medie 300.000 euro 40%
Grandi 200.000 euro  30%

In generale, il credito d’imposta è utilizzabile in compensazione presentando il modello F24 esclusivamente tramite i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate nei limiti dell’importo massimo spettante a ciascun beneficiario, pena lo scarto dell’operazione di versamento.

Con la Risoluzione 6 del 17 gennaio 2019 l'Agenzia delle Entrate ha istituito il codice tributo:

“6897”, denominato “credito d'imposta per le spese di formazione del personale dipendente nel settore delle tecnologie previste dal Piano Nazionale Industria 4.0 - art. 1, commi da 46 a 56, della legge n. 205/2017 e art. 1, commi da 78 a 81, della legge n. 145/2018”.

In sede di compilazione del modello “F24”, il suddetto codice tributo è esposto nella “Sezione Erario”, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati” ovvero, nei casi in cui il contribuente debba procedere al riversamento dell’agevolazione, nella colonna “importi a debito versati”.

Il campo “anno di riferimento” è valorizzato con il periodo d’imposta di sostenimento della spesa, nel formato “AAAA”.

 

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 17/01/2019
Fattura preceduta scontrino: dal 2019 solo elettronica

In attesa che l'Agenzia delle Entrate pubblichi una circolare di riepilogo con tutte le indicazioni e le risposte fornite in tema di fatturazione elettronica, continuano i chiarimenti sul tema.

Nella risposta all'interpello 7 pubblicata il 16 gennaio 2019, l'Agenzia delle Entrate ha chiarito che " fatta salva l’ipotesi di esonero dagli obblighi di fatturazione elettronica, deve escludersi che, dal 1° gennaio 2019, la c.d. “fattura con scontrino” possa avere forma analogica".

Ma andiamo con ordine. Nell'interpello è stato chiesto da un commerciante al minuto se la fattura a richiesta del cliente (cd.“fattura con scontrino”) debba essere necessariamente elettronica. Le Entrate hanno già fornito chiarimenti sull'e-fattura per albergatori e ristoratori nelle FAQ pubblicate sul sito istituzionale.

Nel rispondere l'Agenzia delle Entrate ha ricordato come l’articolo 22 del decreto IVA preveda che «L’emissione della fattura non è obbligatoria, se non è richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione dell’operazione». In assenza di fattura, i corrispettivi, per i quali sussiste l’obbligo di certificazione fiscale possono essere documentati, indipendentemente dall’esercizio di apposita opzione, mediante il rilascio 

  • della ricevuta fiscale
  • dello scontrino fiscale.

L’Amministrazione finanziaria ha già precisato da tempo che:

  • avendo la fattura funzione sostitutiva dei due documenti fiscali richiamati (scontrino oppure ricevuta fiscale) nei casi in cui ne è prescritta l’emissione, è escluso il rilascio dello scontrino o della ricevuta fiscale solo nell’ipotesi in cui per la stessa operazione venga rilasciata la fattura ordinaria contestualmente alla consegna del bene o all’ultimazione della prestazione. Ciò nella considerazione che qualora non si desse luogo all’emissione contestuale della fattura, verrebbe meno qualsiasi possibilità di controllo immediato;
  • l’operatore economico che intende avvalersi della fatturazione differita potrà utilizzare, in luogo del documento di trasporto o degli altri documenti similari innanzi menzionati, sia lo scontrino fiscale integrato che la ricevuta fiscale integrata.

In caso di emissione di ricevuta fiscale per corrispettivi oggetto di fatturazione differita, gli stessi potranno essere tenuti distinti nel registro dei corrispettivi, ai fini della loro esclusione dalle liquidazioni periodiche, in quanto i medesimi concorreranno alle liquidazioni relative alle corrispondenti fatture differite.

Le precisazione richiamate non risultano superate dall'obbligo generalizzato di fatturazione elettronica a decorrere dal 1° gennaio 2019 contenuto nella Legge di bilancio 2018. Infatti, la disciplina in materia di fattura elettronica non ha creato una categoria sostanziale nuova o diversa dalla fattura “ordinaria”, con la conseguenza che, pur nel limite della compatibilità con gli elementi che la caratterizzano, continuano a trovare applicazione le regole ed i relativi chiarimenti precedenti con riferimento generale alla fatturazione.

Pertanto, alla luce di quanto sopra, fatta salva l’ipotesi di esonero dagli obblighi di fatturazione elettronica, deve escludersi che, dal 1° gennaio 2019, la c.d. “fattura con scontrino” citata dall’istante possa avere forma analogica.

Si ricorda che in merito alla compilazione dell'e-fattura, quando le fatture elettroniche sono precedute dall’emissione di scontrino o ricevuta fiscale (o, nel caso di trasmissione telematica dei corrispettivi, da un “documento commerciale”), nella fattura vanno riportati gli estremi identificativi dello scontrino/ricevuta; in particolare, il blocco informativo “AltriDatiGestionali” va compilato riportando:

  • nel campo “TipoDato” le parole “NUMERO SCONTRINO” (oppure “NUMERO RICEVUTA” oppure “NUMERO DOC. COMMERCIALE”);
  • nel campo “RiferimentoTesto” l’identificativo alfanumerico dello scontrino (o della ricevuta o del documento commerciale);
  • nel campo “RiferimentoNumero” il numero progressivo dello scontrino (o della ricevuta o del documento commerciale);
  • nel campo “RiferimentoData” la data dello scontrino.

 

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 17/01/2019
TARI in bolletta: presentato emendamento nel DL semplificazioni

Il pagamento della TARI nella bolletta elettrica ci riprova.  Prosegue infatti nelle Commissioni riunite Affari costituzionali e Lavori pubblici del Senato, l'esame del ddl di conversione del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione, il cd. Decreto Semplificazioni.

Tra gli emendamenti al testo proposti rispunta la possibilità di introdurre il pagamento della TARI, la tariffa per i rifiuti, nella bolletta delle utenze. Si ricorda che IMU - TASI e TARI insieme formando la IUC (Imposta Unica Comunale).

Lo scopo dell'emendamento è quello di ridurre l'evasione per questa tassa che molto spesso causa problemi nei bilanci degli enti locali, in quanto in alcuni Comuni la percentuale di mancato pagamento supera anche il 50%. Nell'emendamento viene proposta questa modalità di riscossione come discrezionale per i singoli comuni, che possono decidere se adottare o meno questa opzione. 

Uno dei problemi a cui si va incontro, è lo scambio di informazioni dei dati fra i Comuni e le società che gestiscono i rifiuti e le aziende che portano l'energia elettrica nelle case.

Per ora la proposta è solo un emendamento, bisogna aspettare l'approvazione del testo definitivo della Legge di conversione del decreto semplificazioni, per sapere come si verserà la TARI in futuro.

 

Fonte: Il Sole 24 Ore
Notizia del: 17/01/2019
Ape volontario: codice tributo per la compensazione del credito

Con la risoluzione n.4   l'Agenzia delle Entrate ha istituito il  codice tributo per il recupero in compensazione, tramite modello “F24 Enti pubblici” (F24 EP), del credito riconosciuto dall’INPS   su interessi e premi assicurativi relativi all'anticipo finanziario a garanzia  pensionistica , il cd. APE volontario.

L'APE volontario (l. 232 2016)  è un prestito di importo pari alla pensione  corrisposto in quote mensili da un istituto finanziatore, per il pensionamento anticipato  dei lavoratori con almeno 20 anni di contributi e a cui manchino  meno i 3 anni e 7 mesi all'età  per la pensione di vecchiaia (nel 2018 erano 66 anni e 7 mesi).

La restituzione del prestito, garantita da una polizza assicurativa obbligatoria , avviene a partire dalla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia, con rate di ammortamento mensili per una durata di vent’anni.

A fronte degli interessi sul prestito  e dei premi assicurativi versati con le rate di ammortamento la  legge n. 232 del 2016 ha previsto che i soggetti  fruiscano di un credito di imposta del 50%  che viene recuperato dall'INPS in  compensazione tramite il modello “F24 Enti pubblici” (F24 EP).

Il codice tributo da utilizzare è il seguente:

  •  “APVE”, denominato “APE VOLONTARIA – recupero credito d’imposta riconosciuto dall’INPS ai sensi dell’articolo 1, comma 177, della legge n. 232  del 2016”.

In sede di compilazione del modello F24 EP, il suddetto codice tributo  va inserito   nella sezione “Erario” (valore F), in corrispondenza delle somme indicate nel campo “importi  a credito compensati” ovvero, nei casi in cui l’INPS debba procedere al riversamento del  credito, nella colonna “importi a debito versati”. Il campo “riferimento B” è valorizzato con l’anno d’imposta cui si riferisce il credito, nel formato “AAAA”. Il campo “riferimento A” non  è valorizzato.

Fonte: Agenzia delle Entrate
Notizia del: 17/01/2019