CST Consulting

Studio associato di consulenza del lavoro, fiscale e societaria

Lo Studio CST Consulting Professionisti Associati fornisce servizi integrati per la consulenza fiscale, societaria e del lavoro.
Opera a Bologna e provincia dal 1996 e affianca piccole e medie imprese, di differenti settori, dalla delicata fase di start-up aziendale a quella, altrettanto importante, di controllo di gestione e analisi di bilancio. A completare il servizio l’amministrazione del personale e l’elaborazione delle buste paghe e dei contributi.
Lo Studio CST Consulting è il partner operativo e strategico ideale per far nascere, crescere e prosperare la vostra impresa.

Servizi offerti

Consulenza fiscale e societaria

  • Valutazioni di aziende e progetti imprenditoriali.
  • Ristrutturazioni societarie, trasformazioni e fusioni.
  • Piani di risanamento aziendale.
  • Analisi di bilancio e controllo gestione
  • Tenutà contabilità, dichiarazioni fiscali e adempimento telematici
  • CAAF 730
  • Contenzioso tributario.

 

Consulenza del lavoro

  • Amministrazione del personale.
  • Gestione del rapporto di lavoro negli aspetti fiscali, economici, giuridici, assicurativi, previdenziali, …
  • Elaborazione delle buste paga e dei contributi.
  • Assistenza e rappresentanza dell’azienda in conciliazioni e arbitrati.
  • Assistenza e rappresentanza in sede di contenzioso con Istituti Previdenziali, Assicurativi e Ispettivi del Lavoro.
  • Consulenza e assistenza nelle relazioni e nei rapporti aziendali (contratti, convenzioni, accordi, ….)

 

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04/04/2019

ERRORI FORMALI: SANATORIA POSSIBILE ENTRO IL 31 MAGGIO

Il D.L. 119/2018, collegato alla legge di bilancio, ha previsto la possibilità di […]continua

 

28/03/2019

DOMANDA PER ANF SOLO TELEMATICA DAL 1° APRILE 2019

Con la circolare n. 45/2019 l’Inps ha fornito indicazioni relative alle nuove modalità […]continua

 

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Detrazione spese edilizie valide anche senza trasmissione all'ENEA

La mancata o tardiva trasmissione all’Enea delle informazioni sui lavori di ristrutturazione che comportano risparmio energetico non fa venir meno il beneficio della detrazione fiscale. È questo quanto chiarito con la risoluzione n. 46/E del 18 aprile 2019, con cui l’Agenzia delle Entrate, condividendo un parere espresso dal Ministero dello sviluppo economico, chiarisce che la trasmissione all’ENEA delle informazioni concernenti gli interventi edilizi che comportano risparmio energetico, seppure obbligatoria per il contribuente, non determina, qualora non effettuata, la perdita del diritto alla detrazione per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, attualmente e fino al 30 dicembre 2019 pari al 50% della spesa.

La legge di Bilancio 2018 infatti ha introdotto l’obbligo, a partire dal 1° gennaio 2018, di trasmettere all’Enea alcune informazioni sugli interventi di recupero del patrimonio edilizio per usufruire della detrazione prevista dall’articolo 16-bis del Tuir, attualmente e fino al 30 dicembre 2019 fissata al 50%.

L’invio riguarda solo gli interventi edilizi e tecnologici che comportano risparmio energetico e/o l’utilizzo delle fonti rinnovabili e l’acquisto di elettrodomestici in classe energetica A+ (classe energetica A per i forni), sempre se collegati ad un intervento di recupero del patrimonio edilizio iniziato a decorrere dal 1° gennaio 2017. Non vanno, invece, trasmesse le informazioni relative agli altri interventi che, seppure ammessi alla detrazione per ristrutturazioni edilizie, non comportano risparmio energetico.

Attenzione la risoluzione riguarda gli interventi che accedono alla detrazione dall’imposta lorda di cui all’art. 16-bis del Testo Unico delle imposte sui redditi (TUIR) di cui al D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, come disciplinata dal citato art. 16 del decreto legge n.63 del 2013.

Resta invece fermo l'obbligo della comunicazione sanzionabile con la revoca della detrazione per le spese sostenute per interventi di riqualificazione energetica degli edifici, introdotta dall’art. 1, commi da 344 a 347 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007), e attualmente  disciplinata dall’art. 14 del citato decreto legge n. 63 del 2013.

Non sarà sanzionabile pertanto la mancata comunicazione:

  • per i lavori  relativi alla realizzazione di opere finalizzate al conseguimento di risparmi energetici con particolare riguardo all'installazione di impianti basati sull'impiego delle fonti rinnovabili di energia.
  • per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio e per le ulteriori spese documentate per l'acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore ad A+, nonche' A per i forni, per le apparecchiature per le quali sia prevista l'etichetta energetica, finalizzati all'arredo dell'immobile oggetto di ristrutturazione.
  • L'elenco dei lavori non sanzionabili in base alla risoluzione dovrebbero essere quelli risultanti dal sito Enea relativi al Bonus casa

Sarà sanzionabile la mancata comunicazione relativa:

  • agli interventi di riqualificazione energetica di parti comuni degli edifici condominiali, che interessino l'involucro dell'edificio con un'incidenza superiore al 25 per cento della superficie disperdente lorda dell'edificio medesimo e di tutti i lavori previsti dall’art. 14 del D.L. 4 giugno 2013 n.63.

Per tali lavori infatti vengono previste  sanzioni per i professionisti che devono effettuare l’attestazione e la decadenza dal beneficio.

La risoluzione richiede un aggiornamento della guida dell'Agenzia delle Entrate che chiarisca l'elenco dei lavori per cui la mancata comunicazione comporti la decadenza dell'agevolazione e quali invece anche se  non comunicati non rischiano conseguenze. La materia infatti è una delle piu' complesse e frammentate della nostra legislazione e richiede invece di essere chiara, proprio per il grande impatto sui contribuenti.

La Risoluzione è allegata a questo articolo. 

Fonte: Agenzia delle Entrate
Notizia del: 22/04/2019
Cessione del credito ecobonus: ecco le regole

Pubblicato in data 19 aprile 2019 il provvedimento del 18/4/2019 che regola le modalita di cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante per gli interventi di riqualificazione energetica.

Per gli interventi effettuati sulle singole unità immobiliari, il Provvedimento stabilisce che:

  • i soggetti che nell’anno precedente a quello di sostenimento delle spese sono possessori di redditi esclusi dalla imposizione ai fini dell’IRPEF (c.d. no tax area) possono cedere il credito corrispondente alla detrazione in favore dei fornitori che hanno effettuato gli interventi o di altri soggetti privati, inclusi gli istituti di credito e gli intermediari finanziari;
  • tutti gli altri soggetti beneficiari della detrazione possono cedere il credito corrispondente alla detrazione in favore dei fornitori che hanno effettuato gli interventi o di altri soggetti privati.

In generale la cessione riguarda:

  • tutti i contribuenti, anche non tenuti al versamento dell’imposta sul reddito, a condizione che siano teoricamente beneficiari della detrazione d’imposta prevista per gli interventi di riqualificazione energetica;
  • i fornitori che hanno eseguito i lavori;
  • altri soggetti privati quali persone fisiche, anche esercenti attività di lavoro autonomo o d’impresa, società ed enti che siano però collegati al rapporto che ha dato origine alla detrazione;
  • gli intermediari finanziari e gli istituti di credito solo nel caso in cui il credito è ceduto dai soggetti che ricadono nella c.d. no tax area.

La detrazione, sotto forma di credito d’imposta, non può essere ceduta alle pubbliche amministrazioni. La disposizione riguarda, inoltre, i soggetti IRES e i cessionari del credito che possono, a loro volta, effettuare una sola ulteriore cessione.

Il credito cedibile corrisponde alla detrazione dall’imposta lorda spettante per gli interventi di riqualificazione energetica effettuati su singole unità immobiliari.  Nell’ipotesi in cui per gli interventi ammessi all’agevolazione sono coinvolti più fornitori, ai soli fini della cessione, il credito cedibile a ciascun fornitore è pari alla detrazione calcolata sulle spese sostenute nel periodo d’imposta nei confronti di ciascuno di essi.

Se il credito d’imposta è ceduto direttamente al fornitore che ha effettuato gli interventi, la fattura emessa dallo stesso deve comprendere anche l’importo relativo alla detrazione ceduta sotto forma di credito d’imposta.

Come comunicare la cessione del credito all'Agenzia delle Entrate

Il provvedimento stabilisce che la cessione del credito è comunicata utilizzando le funzionalità rese disponibili nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle entrate o, in alternativa, per il tramite degli uffici della stessa Agenzia, utilizzando il modulo allegato al provvedimento. Il predetto modulo può essere inviato anche tramite posta elettronica certificata, sottoscritto con firma digitale oppure con firma autografa allegando, in tale ultimo caso, un documento d’identità del firmatario.
In particolare, i soggetti che intendono cedere il credito comunicano, entro 28 febbraio dell’anno successivo al sostenimento della spesa, tutti i dati necessari per la gestione delle successive operazioni di compensazione o ulteriore cessione. Attenzione va prestata al fatto che la mancata comunicazione rende inefficace la cessione del credito.

Il cessionario che intende a sua volta cedere il credito a lui spettante deve darne comunicazione all’Agenzia delle entrate utilizzando le funzionalità telematiche rese disponibili dalla stessa Agenzia.

L’Agenzia delle entrate rende visibile nel “Cassetto fiscale” del cessionario il credito a lui ceduto che, tuttavia, può essere utilizzato o ulteriormente ceduto solo dopo che sia stato da quest’ultimo accettato con le funzionalità rese disponibili nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle entrate. Con le medesime funzionalità, nell’area riservata del cedente sono rese visibili le informazioni sull’accettazione del credito d’imposta da parte del cessionario.

Il punto 5 del provvedimento stabilisce che il credito d’imposta, che non sia oggetto di successiva cessione, è utilizzabile in compensazione mediante il modello F24 esclusivamente attraverso i servizi telematici. Il credito è utilizzabile dal cessionario alle medesime condizioni applicabili al cedente.

La quota del credito che non è fruita nel periodo di spettanza è riportata nei periodi d’imposta successivi e non può essere chiesta a rimborso.I controlli da parte dell’Amministrazione finanziaria sono disciplinati dal punto 6 del provvedimento, il quale stabilisce che se viene accertata:

  • la mancanza anche parziale dei requisiti oggettivi che danno diritto alla detrazione in capo al cedente il recupero del relativo importo avverrà nei suoi confronti, maggiorato di interessi e sanzioni;
  • l’indebita fruizione, anche parziale, del credito da parte del cessionario, il recupero del relativo importo avverrà nei suoi confronti, maggiorato di interessi e sanzioni.

Infine, il provvedimento stabilisce che, con riferimento alle spese sostenute dal 1° gennaio 2019 per gli interventi relativi all'adozione di misure antisismiche e all'esecuzione di opere per la messa in sicurezza statica effettuate sulle parti comuni di edifici dalle quali derivi una riduzione del rischio sismico, nonché per gli interventi di riqualificazione energetica effettuati sulle parti comuni di edifici, il corrispondente credito può essere utilizzato dal cessionario dal 20 marzo del periodo d’imposta successivo a quello in cui:

  • il condominio ha sostenuto la spesa e sempreché il condomino cedente abbia contribuito al relativo sostenimento per la parte non ceduta sotto forma di credito d’imposta;
  • il fornitore ha emesso fattura comprensiva del relativo importo, nel caso di cessione al fornitore medesimo. 
Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 22/04/2019
Cessione sisma bonus ed ecobonus

E' possibile cedere il credito corrispondente alla detrazione per sisma bonus ed ecobonus dei lavori condominali anche ai soci lavoratori artigiani di un’impresa edile sub-appaltatrice, in quanto soggetti collegati agli interventi agevolati. A fornire questo chiarimento è stata l'Agenzia delle Entrate con la Risposta all'Interpello 109 del 18 aprile 2019 allegato a questo articolo.

In particolare, la società istante ha acquisito da un condominio un credito fiscale derivante da “interventi che contribuiscono congiuntamente alla riduzione del rischio sismico e alla riqualificazione energetica" che intende cedere direttamente ai soci lavoratori artigiani della impresa edile sub-appaltatrice.  Al riguardo, la società afferma che “parte dei lavori che verranno effettuati sul condominio, saranno subappaltati ad una impresa senza dipendenti che svolge la propria attività attraverso i soci lavoratori. I soci sono soggetti diversi dalla società ma comunque rivestono una posizione previdenziale di ‘lavoratori autonomi’ e pertanto potrebbero essere destinatari della cessione del credito come soggetti collegati, e utilizzare lo stesso per il pagamento dei contributi INPS, artigiani ecc.…”. La società istante ha chiesto all'Agenzia delle Entrate se i soci artigiani possano essere ricompresi “tra i soggetti collegati all’operazione, potenzialmente cessionari del credito fiscale.

Nel rispondere positivamente l'Agenzia delle Entrate ha ricordato che la Circolare 11/E/2018 ha individua i soggetti in favore dei quali può essere effettuata la cessione del credito:

  • fornitori dei beni e servizi necessari alla realizzazione degli interventi agevolabili;
  • altri soggetti privati, per tali intendendosi, oltre alle persone fisiche, anche i soggetti che esercitano attività di lavoro autonomo o d’impresa, anche in forma associata (società ed enti);
  • banche e intermediari finanziari nelle sole ipotesi di cessione del credito effettuate dai soggetti che ricadono nella no tax area. Sono quindi soggetti diversi dai fornitori, sempreché collegati al rapporto che ha dato origine alla detrazione.

Con la successiva circolare n. 17/E del 2018 è stata estesa, anche al sisma-bonus la valenza interpretativa della circolare n. 11/E del 2018. In generale, nell’ipotesi in cui il fornitore del servizio si avvale di un sub-appaltatore per eseguire l’opera, la cessione del credito può essere effettuata anche a favore di quest’ultimo o, ancora, a favore del soggetto che ha fornito i materiali necessari per eseguire l’opera, trattandosi comunque di soggetti che presentano un collegamento con l’intervento e, dunque, con il rapporto che ha dato origine alla detrazione valutato sia con riferimento alla cessione originaria che a quella successiva. Da queste considerazioni muove la risposta positiva all'interpello.

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 19/04/2019
Bonus Garanzia Giovani 2019 : ecco le istruzioni

E' stata pubblicata dall'INPS la circolare n. 54 2019 sull'incentivo per l'assunzione di giovani collegato al programma Garanzia Giovani , il  Piano Europeo per la lotta alla disoccupazione giovanile. 

L'agevolazione è stata prorogata anche per il 2019 dal decreto ANPAL del 28.12.2018 , e sono disponibili  160 milioni di euro già stanziati , che potrebbero incentivare l'assunzioni di altri 30 mila giovani almeno . Ricordiamo che lo sgravio è riservato ai giovani tra i 16 e 29 anni,  che  non studiano e non lavorano,  che si siano iscritti sulla piattaforma dedicata  sul sito  www. garanziagiovani.gov.it, dove sono disponibili tutte le informazioni.

In sintesi, si tratta di uno sgravio contributivo  annuale fino a un massimo di 8.060 euro per le assunzioni a tempo indeterminato e  fino a 4.030  per i contratti a termine.  Sono agevolabili:

  • il contratto a tempo indeterminato, quello a termine con durata di almeno 6 mesi
  • il contratto di somministrazione-lavoro,
  • l’apprendistato professionalizzante e
  • il lavoro subordinato  come soci di  cooperativa.

Non sono agevolabili invece:

  • l’apprendistato per la qualifica e  quello per la ricerca,
  • il lavoro domestico, e
  • il contratto di lavoro intermittente (a chiamata)
  •  il lavoro domestico 

L’agevolazione è fruibile a partire dalla data di assunzione ed entro il termine decadenziale del 28 febbraio 2021 ed è soggetta al regime "de minimis". L'azienda deve essere in regola con tutte le obbligazioni in materia previdenziale e di sicurezza  

Il datore di lavoro interessato deve inviare la richiesta on line sul sito dell’Inps che verifica  la disponibilità di risorse e poi comunica l'ok all'azienda, bloccando  il budget  necessario per il  contratto previsto.

Il modulo di domanda preliminare di ammissione all’incentivo,è disponibile all’interno dell’applicazione “Portale delle agevolazioni (ex DiResCo)”, sul sito internet www.inps.it. -  e richiede l'indicazione dei seguenti dati:

- il lavoratore nei cui confronti è intervenuta o potrebbe intervenire l’assunzione a tempo indeterminato;

- la regione e la provincia di esecuzione della prestazione lavorativa;

- l’importo della retribuzione mensile media, comprensiva dei ratei di tredicesima e quattordicesima mensilità;

- la misura dell’aliquota contributiva datoriale che può essere oggetto di sgravio (cfr., sul punto, il paragrafo 8 della circolare n. 40/2018 sul nuovo esonero strutturale all’occupazione dei giovani disciplinato dall’articolo 1, commi 100-108 e 113-114, della legge n. 205/2017);

- se per l’assunzione intende fruire anche dell’esonero previsto dall’articolo 1, comma 100 e ss., della legge n. 205/2017.

Il modulo è accessibile, previa autenticazione con il PIN  INPS, seguendo il percorso “Accedi ai servizi” > “Altre tipologie di utente” > “Aziende, consulenti e professionisti” > “Servizi per le aziende e consulenti” > “Dichiarazioni di responsabilità del contribuente”.

Dopo la conferma l'azienda deve concludere  il contratto entro sette giorni e comunicare l'assunzione all'INPS entro dieci giorni . In caso di sforamento dei termini la domanda deve essere ripresentata. 

Fonte: Inps
Notizia del: 19/04/2019
Definizione agevolata: per l'importo della controversia vale la data del 24.10

La situazione processuale rilevante per determinare gli importi da corrispondere è quella sussistente al momento dell’entrata in vigore del decreto fiscale collegato 2019 cioè il 24 ottobre 2018 o si deve tener conto della successiva sentenza di cassazione con rinvio? E' stato questo il quesito a cui l'Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti con la Risposta 110 del 18 aprile 2019 e con la successiva Risposta 111 del 19 aprile 2019.

Nel rispondere l'Agenzia delle Entrate ha ribadito che il momento rilevante al fine di individuare l’importo dovuto per la definizione agevolata coincide con la data di entrata in vigore del decreto-legge n. 119 del 2018, ossia con il 24 ottobre 2018, data in cui la controversia era interessata dalla sentenza sfavorevole all’ufficio  emessa dalla Commissione tributaria regionale. In particolare si ricorda che l’articolo 6 del decreto fiscale 2019 dispone che “Le controversie attribuite alla giurisdizione tributaria in cui è parte l’Agenzia delle entrate, aventi ad oggetto atti impositivi, pendenti in ogni stato e grado del giudizio, compreso quello in Cassazione e anche a seguito di rinvio, possono essere definite, a domanda del soggetto che ha proposto l’atto introduttivo del giudizio o di chi vi è subentrato o ne ha la legittimazione, con il pagamento di un importo pari al valore della controversia. Il valore della controversia è stabilito ai sensi del comma 2 dell’articolo 12 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546.

Inoltre in caso di soccombenza dell’Agenzia delle entrate nell’ultima o unica pronuncia giurisdizionale non cautelare depositata alla data del 24 ottobre 2018, le controversie possono essere definite con il pagamento:

  • del 40% del valore della controversia in caso di soccombenza nella pronuncia di primo grado;
  • del 15% del valore della controversia in caso di soccombenza nella pronuncia di secondo grado.

Infine, si ricorda che sulla definizione agevolata sono stati forniti chiarimenti con la circolare del 1° aprile 2019, n. 6/E.

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 19/04/2019