CST Consulting

Studio associato di consulenza del lavoro, fiscale e societaria

Lo Studio CST Consulting Professionisti Associati fornisce servizi integrati per la consulenza fiscale, societaria e del lavoro.
Opera a Bologna e provincia dal 1996 e affianca piccole e medie imprese, di differenti settori, dalla delicata fase di start-up aziendale a quella, altrettanto importante, di controllo di gestione e analisi di bilancio. A completare il servizio l’amministrazione del personale e l’elaborazione delle buste paghe e dei contributi.
Lo Studio CST Consulting è il partner operativo e strategico ideale per far nascere, crescere e prosperare la vostra impresa.

Servizi offerti

Consulenza fiscale e societaria

  • Valutazioni di aziende e progetti imprenditoriali.
  • Ristrutturazioni societarie, trasformazioni e fusioni.
  • Piani di risanamento aziendale.
  • Analisi di bilancio e controllo gestione
  • Tenutà contabilità, dichiarazioni fiscali e adempimento telematici
  • CAAF 730
  • Contenzioso tributario.

 

Consulenza del lavoro

  • Amministrazione del personale.
  • Gestione del rapporto di lavoro negli aspetti fiscali, economici, giuridici, assicurativi, previdenziali, …
  • Elaborazione delle buste paga e dei contributi.
  • Assistenza e rappresentanza dell’azienda in conciliazioni e arbitrati.
  • Assistenza e rappresentanza in sede di contenzioso con Istituti Previdenziali, Assicurativi e Ispettivi del Lavoro.
  • Consulenza e assistenza nelle relazioni e nei rapporti aziendali (contratti, convenzioni, accordi, ….)

 

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20/03/2019

Bonus registratori di cassa e contributo dispositivi di sicurezza

Bonus registratori di cassa al via Con una precedente Circolare Vi abbiamo informato […]continua

 

27/02/2019

Ricevuta fiscale e scontrino: nuovi obblighi

Il 2019 prevede un’ulteriore novità, in quanto è prevista l’introduzione graduale dell’obbligo di […]continua

 

News da Fisco e Tasse

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Dichiarazione IVA 2019: presentazione entro martedì 30 aprile

Martedì 30 aprile 2019 ultimo giorno utile per la presentazione della dichiarazione IVA 2019 relativa all’anno 2018, infatti in base a quanto stabilito dal comma 1 dell’art. 8 del d.p.r. n. 322 del 1998, la presentazione deve essere effettuata nel periodo compreso tra il 1° febbraio e il 30 aprile 2019.

Le dichiarazioni presentate entro 90 giorni dalla scadenza del termine sono valide, fatta salva l’applicazione delle sanzioni previste dalla legge (ai sensi degli artt. 2 e 8 del d.P.R. 22 luglio 1998, n. 322). Invece, quelle presentate con ritardo superiore a 90 giorni si considerano omesse, ma costituiscono titolo per la riscossione dell’imposta dovuta.

Soggetti obbligati a presentare la dichiarazione Iva

In linea generale sono obbligati alla presentazione della dichiarazione annuale IVA tutti i contribuenti esercenti attività d’impresa ovvero attività artistiche o professionali titolari di partita IVA.

Soggetti esonerati

Sono esonerati dalla presentazione della dichiarazione IVA, in particolare, i seguenti soggetti d’imposta:

  • i contribuenti che per l’anno d’imposta abbiano registrato esclusivamente operazioni esenti di cui all’art. 10, nonché coloro che essendosi avvalsi della dispensa dagli obblighi di fatturazione e di registrazione ai sensi dell’art. 36-bis abbiano effettuato soltanto operazioni esenti. L’esonero non si applica, ovviamente, qualora il contribuente abbia effettuato anche operazioni imponibili (ancorché riferite ad attività gestite con contabilità separata) ovvero se sono state registrate operazioni intracomunitarie (art. 48, comma 2, del decreto-legge n. 331 del 1993) o siano state eseguite le rettifiche di cui all’art. 19-bis ovvero siano stati effettuati acquisti per i quali in base a specifiche disposizioni l’imposta è dovuta da parte del cessionario (acquisti di oro, argento puro, rottami ecc.);
  • i contribuenti che si avvalgono del regime forfetario per le persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti e professioni previsto dall’art. 1, commi da 54 a 89, della legge 23 dicembre 2014, n. 190;
  • i contribuenti che si avvalgono del regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità previsto dall’art. 27, commi 1 e 2, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98;
  • i produttori agricoli esonerati dagli adempimenti ai sensi dell’art. 34, comma 6;
  • gli esercenti attività di organizzazione di giochi, di intrattenimenti ed altre attività indicate nella tariffa allegata al d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 640, esonerati dagli adempimenti IVA ai sensi dell’art. 74, sesto comma, che non hanno optato per l’applicazione dell’IVA nei modi ordinari;
  • le imprese individuali che abbiano dato in affitto l’unica azienda e non esercitino altre attività rilevanti agli effetti dell’IVA;
  • i soggetti passivi non residenti e senza stabile organizzazione in Italia, di cui all’art. 44, comma 3, secondo periodo, del decreto-legge n. 331 del 1993, qualora abbiano effettuato nell’anno d’imposta solo operazioni non imponibili, esenti, non soggette o comunque senza obbligo di pagamento dell’imposta;
  • i soggetti che svolgono attività di intrattenimento e spettacolo e che hanno esercitato l’opzione per l’applicazione del regime speciale Iva previsto dalla legge 398/1991, esonerati dagli adempimenti IVA per tutti i proventi conseguiti nell’esercizio di attività commerciali connesse agli scopi istituzionali;
  • i soggetti domiciliati o residenti fuori dall’Unione europea, non identificati in ambito comunitario, che si sono identificati ai fini dell’IVA nel territorio dello Stato con le modalità previste dall’art. 74-quinquies per l’assolvimento degli adempimenti relativi ai servizi di telecomunicazione, di teleradiodiffusione ed elettronici resi a committenti, non soggetti passivi d’imposta, domiciliati o residenti in Italia o in altro Stato membro.

Modalità di presentazione

La dichiarazione deve essere presentata esclusivamente per via telematica all’Agenzia delle Entrate e può essere trasmessa:

  1. direttamente dal dichiarante, utilizzando i iservizi telematici Entratel o Fisconline in base ai requisiti posseduti per il conseguimento dell’abilitazione. I soggetti diversi dalle persone fisiche effettuano la trasmissione telematica della dichiarazione tramite i propri incaricati, nominati secondo le modalità descritte nella circolare n. 30/E del 25 giugno 2009 e nel relativo allegato tecnico.
  2. tramite un intermediario abilitato ai sensi dell’art. 3, comma 3, del d.P.R. 22 luglio 1998, n. 322, i quali sono obbligati a trasmettere all’Agenzia delle Entrate per via telematica sia le dichiarazioni da loro predisposte per conto del dichiarante sia quelle predisposte dal dichiarante stesso e per le quali hanno assunto l’impegno alla presentazione per via telematica.
    Sono obbligati alla presentazione telematica delle dichiarazioni gli intermediari abilitati appartenenti alle seguenti categorie:
    • iscritti negli albi dei dottori commercialisti, dei ragionieri e periti commerciali e dei consulenti del lavoro;
    • iscritti alla data del 30 settembre 1993 nei ruoli dei periti ed esperti tenuti dalle camere di commercio per la subcategoria tributi, in possesso di diploma di laurea in giurisprudenza o economia e commercio o equipollenti o di diploma di ragioneria;
    • iscritti negli albi degli avvocati;
    • iscritti nel registro dei revisori contabili;
    • associazioni sindacali di categoria tra imprenditori;
    • associazioni che raggruppano prevalentemente soggetti appartenenti a minoranze etnico-linguistiche;
    • Caf - dipendenti;
    • Caf - imprese;
    • coloro che esercitano abitualmente l’attività di consulenza fiscale;
    • notai iscritti nel ruolo indicato nell’art. 24 della legge 16 febbraio 1913, n. 89;
    • iscritti negli albi dei dottori agronomi e dei dottori forestali, degli agrotecnici e dei periti agrari.
  3. tramite altri soggetti incaricati (per le Amministrazioni dello Stato);
  4. tramite società appartenenti al gruppo.

I modelli da utilizzare sono due:

  • Modello Iva 2019
  • Modello Iva Base 2019,
    quest'ultimo è una versione semplificata del primo e può essere utilizzato dai soggetti Iva, persone fisiche e non, che nel corso dell’anno:
    • hanno determinato l’imposta dovuta o l’imposta ammessa in detrazione secondo le regole generali previste dalla disciplina Iva e, pertanto, non hanno applicato gli specifici criteri dettati dai regimi speciali Iva quali, ad esempio, quelli previsti per gli agricoltori o per le agenzie di viaggio;
    • hanno effettuato, in via occasionale, cessioni di beni usati e/o operazioni per le quali è stato applicato il regime per le attività agricole connesse;
    • non hanno effettuato operazioni con l’estero (cessioni e acquisti intracomunitari, cessioni all’esportazione e importazioni, ecc.);
    • non hanno effettuato acquisti e importazioni senza applicazione dell’imposta avvalendosi dell’istituto del plafond;
    • non hanno partecipato a operazioni straordinarie o trasformazioni sostanziali soggettive.

Termini di versamento

Quest'anno l’IVA dovuta in base alla dichiarazione annuale doveva essere versata entro il 18 marzo (il 16 cadeva di sabato) nel caso in cui il relativo importo superasse euro 10,33 (10,00 euro per effetto degli arrotondamenti effettuati in dichiarazione), in unica soluzione oppure rateizzata, in quest'ultimo caso le rate devono essere di pari importo e la prima rata deve essere versata entro il termine previsto per il versamento dell’IVA in unica soluzione.

Le rate successive alla prima devono essere versate entro il giorno 16 di ciascun mese di scadenza ed in ogni caso l’ultima rata non può essere versata oltre il 16 novembre. Sull’importo delle rate successive alla prima è dovuto l’interesse fisso di rateizzazione pari allo 0,33% mensile, pertanto la seconda rata deve essere aumentata dello 0,33%, la terza rata dello 0,66% e cosi via.

Il versamento può essere differito alla scadenza prevista per il versamento delle somme dovute in base alla dichiarazione dei redditi (quest'anno 1° luglio in quanto il 30 giugno cade di domenica), con la maggiorazione dello 0,40% a titolo d’interesse per ogni mese o frazione di mese successivo al 18 marzo.

Si precisa che la maggiorazione dello 0,40%, prevista per ogni mese o frazione di mese, si applica sulla parte del debito non compensato con i crediti riportati in F24.

Riepilogando, per il 2019, il soggetto IVA può:

  • versare in unica soluzione entro il 18 marzo oppure rateizzare maggiorando dello 0,33% mensile l’importo di ogni rata successiva alla prima;
  • versare in unica soluzione differita entro il 1° luglio (30 giugno cade di domenica) con la maggiorazione dello 0,40% per ogni mese o frazione di mese successivi al 16 marzo;
  • rateizzare dalla data di pagamento, maggiorando dapprima l’importo da versare con lo 0,40% per ogni mese o frazione di mese successivi al 18 marzo e quindi aumentando dello 0,33% mensile l’importo di ogni rata successiva alla prima.
Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 25/03/2019
Acquirenti di immobili in costruzione: le nuove tutele spiegate dal Notariato

Pubblicato pochi giorni fa dal Consiglio Nazionale del Notariato un decalogo con le novità introdotte dal Codice per la Crisi d'impresa per l'acquisto di immobili in costruzione. Attenzione va prestata al fatto che le nuove norme sono in vigore dal 16 marzo 2019. 

Per prima cosa, si ricorda che con il dlgs 122/2005 il legislatore ha tutelato le persone fisiche, che stipulano con un’impresa di costruzioni un contratto che ha come effetto il trasferimento non immediato di un immobile in corso di costruzione. In particolare, come evidenziato dal Notariato, la tutela per chi compra prevede:

  • l’obbligo del costruttore di consegnare all’acquirente una fidejussione, che garantisca il rimborso, in caso di crisi dell’impresa, di tutte le somme pagate o da pagare prima del trasferimento definitivo della proprietà;
  • l’obbligo di consegnare all’acquirente, al momento del trasferimento della proprietà, una polizza assicurativa di durata decennale (cd. decennale postuma) che garantisca il risarcimento dei danni materiali e diretti all’immobile, derivati dalla rovina totale o parziale o da gravi difetti costruttivi. In caso di mancata consegna della polizza, il notaio non procede a ricevere l’atto e l’acquirente che abbia comunicato la propria volontà di recedere dal contratto ha diritto di ottenere dalla società o dalla banca che ha rilasciato la fidejussione il risarcimento di quanto versato al costruttore.

La nuova legge (D.Lgs n.14/2019) prevede l’obbligo di stipulare il contratto preliminare (mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata) con l’intervento del notaio, al quale impone di verificare ed attestare la correttezza della fidejussione (che deve essere conforme ad un modello ministeriale), senza la quale non sarà proprio stipulato l'atto. 

Il notaio dopo aver effettuato tutti i controlli, è obbligato a trascrivere il contratto preliminare nei registri immobiliari, con l’effetto di proteggere l’acquirente dal rischio di ipoteche o vincoli successivi alla trascrizione stessa (purché la vendita intervenga entro tre anni).

Oltre all’indicazione del rilascio della fidejussione ed all’attestazione della sua conformità al modello ministeriale, il preliminare deve contenere:

  • la descrizione dell’immobile da costruire, con i suoi confini, e delle pertinenze;
  • l’indicazione degli eventuali atti d’obbligo, nonché l’esistenza di ipoteche o trascrizioni pregiudizievoli;
  • il termine pattuito per l'esecuzione dei lavori, il prezzo e le modalità di pagamento;
  • gli estremi del permesso di costruire e l’indicazione dell’esistenza di imprese appaltatrici;
  • il capitolato con le caratteristiche dei materiali e gli elaborati di progetto.
Fonte: Consiglio Nazionale del Notariato
Notizia del: 25/03/2019
Esterometro 2019: ecco le scadenze

Quali sono le scadenze per il nuovo esterometro? In generale infatti il nuovo adempimento, il c.d. esterometro, serve per comunicare le operazioni effettuate da e verso operatori non residenti. Per evitare l’esterometro si può optare per la fatturazione elettronica delle operazioni attive verso l’estero. In generale vanno incluse nell'esterometro:

  • fatture emesse verso soggetti comunitari non stabiliti anche se identificati ai fini IVA in Italia, per i quali non è stata emessa fattura elettronica tramite SdI;
  • fatture ricevute da soggetti comunitari non stabiliti;
  • fatture emesse per servizi generici verso soggetti extracomunitari per cui non è stata emessa la fattura elettronica e per le quali non c’è una bolletta doganale;
  • autofatture per servizi ricevuti da soggetti extracomunitari;
  • autofatture per acquisti di beni provenienti da magazzini italiani di fornitori extraUe.

Ma quali sono le scadenze del 2019? Secondo la norma, la trasmissione telematica dei dati deve essere effettuata entro l'ultimo giorno del mese successivo a quello della data del documento emesso ovvero a quello della data di ricezione del documento comprovante l'operazione.  Pertanto riepiloghiamo in questa tabella le date da ricordare per il 2019.

Periodo operazioni Termine per la trasmissione
Gennaio 2019 30 aprile 2019 (*) 
Febbraio 2019 30 aprile 2019 (*)
Marzo 2019 30 aprile 2019
Aprile 2019 31 maggio 2019
Maggio 2019 30 giugno 2019
Giugno 2019 31 luglio 2019
Luglio 2019 31 agosto 2019
Agosto 2019 30 settembre 2019
Settembre 2019 31 ottobre 2019
Ottobre 2019 30 novembre 2019
Novembre 2019 31 dicembre 2019
Dicembre 2019 31 gennaio 2020

 (*): termine prorogato dal DPCM 27.2.2019 pubblicato sulla G.U del 5.3.2019

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 25/03/2019
Eccedenza ACE in caso di accertamento:nuova circolare dell'Agenzia delle Entrate

Durante le attività di controllo dell'Agenzia delle Entrate, sono emerse alcune problematiche in merito alla possibilità di computare l’eccedenza ACE in diminuzione dai maggiori imponibili oggetto di definizione in sede di accertamento con adesione. Così l'Agenzia delle Entrate ha pubblicato la Circolare 5 del 21 marzo 2019, qui allegata, con i chiarimenti. 

In generale, nell’ambito del procedimento di accertamento con adesione è necessario considerare l’ottica di ripristino della situazione che si sarebbe realizzata qualora il contribuente avesse dichiarato sin da subito il proprio imponibile nella misura corretta, in conformità alla ratio sottesa alla disciplina dello scomputo delle perdite in accertamento. Pertanto, il maggior reddito accertato dall’amministrazione finanziaria, qualora fosse stato dichiarato ab origine, sarebbe confluito nel reddito complessivo netto e avrebbe trovato, quindi, compensazione con l'ACE. Quindi l’eccedenza riportabile di ACE, se ancora disponibile, può essere riconosciuta a scomputo del maggior imponibile accertato in sede di definizione in adesione, su richiesta del contribuente

L’eccedenza di rendimento nozionale ACE deve:

  • trovare esposizione nella dichiarazione dei redditi del periodo d’imposta oggetto di rettifica,
  • essere riportata nei periodi d’imposta successivi e
  • essere ancora non utilizzata, e quindi disponibile, al momento dello scomputo in sede di definizione in adesione.

 

Per quanto riguarda lo scomputo dell’eccedenza di ACE in presenza di perdite, l’ACE deve essere portata in deduzione fino a concorrenza del reddito complessivo netto. L’eventuale presenza di perdite di periodo o pregresse nell’anno d’imposta oggetto di rettifica, nella medesima ottica di ripristino, imporrebbe che dal maggior reddito accertato siano prioritariamente scomputate le perdite stesse rispetto all’eccedenza di rendimento nozionale. Pertanto, in sede di procedimento di adesione, il contribuente può richiedere lo scomputo dell’eccedenza di ACE per abbattere solo la parte del maggior imponibile che ecceda le eventuali perdite di periodo e pregresse riportabili ai sensi degli articoli 8 e 84 del TUIR, esposte nella dichiarazione del periodo d’imposta oggetto di rettifica e utilizzabili nella misura prevista in relazione alla loro natura (per intero o nei limiti dell’80% dell’imponibile non dichiarato). Di conseguenza, ai fini del calcolo dell’ammontare massimo di eccedenza di ACE scomputabile si deve tenere conto della tipologia di perdita.

 

Fonte: Fisco e Tasse
Notizia del: 25/03/2019
Separazione tra coniugi: la Cassazione “salva” il beneficio prima casa

Beneficio prima casa e separazione tra coniugi. Una lettura, in manifesto favore dei contribuenti, è stata fornita dalla Sezione tributaria della Cassazione (Ordinanza n. 7966 depositata il 21 marzo 2019), originata dalla trattazione di una vicenda che ha visto coinvolti una coppia di contribuenti che, a seguito vendita dell’immobile, ad un terzo, prima del decorso dei canonici cinque anni, ed in esecuzione dell’accordo di separazione personale, si erano visti revocare i benefici fiscali prima casa.

I togati della CTR (che a loro volta avevano riformato la decisione resa dalla CTP, resa in favore dei contribuenti) avevano così giustificato la revoca del beneficio:

  • la cessione non era avvenuta mediante l’omologazione della separazione,
  • non veniva presa in considerazione la tassazione di un atto bensì la revoca di un precedente beneficio fiscale.

La riportata interpretazione viene capovolta dalla Cassazione, dove i giudici della Sezione Tributaria hanno condiviso la tesi difensiva esposta dai contribuenti, impostata in direzione dell’operatività del regime di esenzione sancito dall’articolo 19 della Legge n. 74 del 1987, finanche per il trasferimento di beni immobili in comunione, nei confronti di soggetti terzi, in esecuzione dell’accordo di separazione coniugale.

L’esenzione generale per atti stipulati in conseguenza di divorzio o separazione. Per il massimo consesso tributario, l’esenzione generale dall’imposta di bollo, di registro e da ogni ulteriore tassa, prevista dal predetto articolo 19, e valevole per gli atti stipulati in conseguenza di un procedimento di divorzio o di separazione personale dei coniugi, deve applicarsi alla fattispecie esaminata, ove i consorti, in sede di separazione, si era accordati per l’alienazione dell’abitazione comune a un soggetto terzo, già acquistata con le agevolazioni per la prima casa. Quindi la Cassazione ha rammentato l’indirizzo giurisprudenziale[1] secondo il quale l’agevolazione contemplata all’articolo 19 della Legge n. 74 del 1987 spetta in occasione di tutti gli atti esecutivi degli accordi intercorsi tra i coniugi in esito alla separazione personale o allo scioglimento del matrimonio, in considerazione della natura di “negoziazione globale” attribuito alla liquidazione del rapporto coniugale per il tramite di contratti tipici in funzione di definizione non contenziosa. In altre parole, secondo i togati, detta disposizione risulta preordinata ad agevolare la sistemazione dei rapporti patrimoniali tra coniugi a seguito della separazione personale o del divorzio.



[1] “l'agevolazione di cui all'articolo 19 della Legge n. 74 del 1987, nel testo conseguente alla declaratoria di incostituzionalità (Corte cost., Sentenza n. 154 del 1999), spetta per gli atti esecutivi degli accordi intervenuti tra i coniugi in esito alla separazione personale o allo scioglimento del matrimonio, atteso il carattere di negoziazione globale attribuito alla liquidazione del rapporto coniugale per il tramite di contratti tipici in funzione di definizione non contenziosa, i quali, nell'ambito della nuova cornice normativa (da ultimo culminata nella disciplina di cui agli articoli 6 e 12 del Decreto Legge n. 132 del 2014, convertito con modificazioni nella Legge n. 162 del 2014), rinvengono il loro fondamento nella centralità del consenso dei coniugi” (così Cass. n. 2111 del 03/02/2016).

Fonte:
Notizia del: 25/03/2019
Blocco rivalutazione pensioni 2019: ecco gli importi

Nella circolare 44 2019 INPS  chiarisce  illustrano i criteri e le modalità di rivalutazione delle pensioni per l’anno 2019 in applicazione delle disposizioni  della legge 30 dicembre 2018, n. 145, (legge di stabilità 2019), in particolare in merito all'Indice di rivalutazione provvisorio , alla  Platea interessata alla rimodulazione , alle nuove regole di perequazione   in vigore per gli anni 2019-2021.

L’articolo 1, comma 260, infatti ha introdotto un nuovo meccanismo di rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici per il triennio 2019-2021, parzialmente diverso da quello applicato al rinnovo 2019. Conseguentemente è stata effettuata una seconda operazione di rivalutazione sulla base della nuova previsione legislativa  che penalizza  alcune categorie di assegni pensionistici sopra una certa soglia di reddito .

L’indice da utilizzare per la rivalutazione provvisoria rimane fissato nella misura pari a + 1,1%, salvo conguaglio da effettuarsi in sede di perequazione per l'anno successivo.

Gli importi che restano confermati come da precedente comunicazione (circ 122 2018) sono i seguenti:

Decorrenza

Trattamenti minimi pensioni lavoratori dipendenti e autonomi

Assegni vitalizi

1° gennaio 2019

€ 513,01

€ 292,43

IMPORTI ANNUI

€ 6.669,13

€ 3.801,59


Non sono quindi interessati dalla rimodulazione della perequazione neppure  i seguenti trattamenti:

  • le pensioni sulle quali sono attribuiti i benefici di cui alla legge n. 206/2004 e successive modificazioni (vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice);
  • le prestazioni assistenziali e a carattere risarcitorio (pensioni sociali e assegni sociali, prestazioni a favore dei mutilati, invalidi civili, ciechi civili e sordomuti);
  • l’indennità integrativa speciale;
  • le indennità e gli assegni accessori annessi alle pensioni privilegiate di prima categoria concesse agli ex dipendenti civili e militari delle amministrazioni pubbliche.

La rivalutazione delle prestazioni elencate resta fissata sulla base dei criteri illustrati nella  circolare n. 122/2018.

L’articolo 1, comma 260, della legge n. 145/2018 dispone che “per il periodo 2019-2021 la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici, secondo il meccanismo stabilito dall’articolo 34, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, è riconosciuta:

  • per i trattamenti pensionistici complessivamente pari o inferiori a tre volte il trattamento minimo INPS, nella misura del 100 per cento;
  • per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a tre volte il trattamento minimo INPS e con riferimento all’importo complessivo dei trattamenti:

 

Periodo

Fasce

Indice di perequazione

% aumento

Importo trattamenti

 

 

 

 

 

 

 

Dal 1° gennaio 2019

Fino a 3 volte il T.Minimo

100%

1,1%

fino a € 1.522,26

Fascia di garanzia *

 

 

oltre € 1.522,26 e fino a € 1.522,76

sono garantiti 1.539,00

Oltre 3 e fino a 4 volte il TM

97%

1,067%

oltre € 1.522,26 e fino a € 2.029,68

Fascia di garanzia *

 

 

oltre € 2.029,68 e fino a € 2.034,10

sono garantiti  € 2.051,34

Oltre 4 e fino a 5 volte il TM

77%

0,847%

oltre € 2.029,68 e fino a € 2.537,10

Fascia di garanzia*

 

 

oltre € 2.537,10 e fino a € 2.544,04

sono garantiti  € 2.558,59

Oltre 5 e fino a 6 volte il TM

52%

0,572%

oltre € 2.537,10 e fino a € 3.044,52

Fascia di garanzia*

 

 

oltre € 3.044,52 e fino a € 3.046,19

sono garantiti   € 3.061,93

Oltre 6 e fino a 8 volte il TM

47%

0,517%

oltre € 3.044,52 e fino a € 4.059,36

Fascia di garanzia*

 

 

oltre € 4.059,36 e fino € 4.060,25

sono garantiti € 4.080,35

Oltre 8 e fino a 9 volte il TM

45%

0,495%

oltre € 4.059,36 e fino a € 4.566,78

Fascia di garanzia*

 

 

oltre € 4.566,78 e fino a € 4.569,28

sono garantiti € 4.589,39

Oltre 9 volte il TM

40%

0,44%

oltre € 4.569,28

La nuova disposizione lascia immutato il criterio di rivalutazione per le pensioni il cui importo complessivo lordo sia pari a tre volte il trattamento minimo al 31 dicembre 2018.

La circolare ricorda che sul sito istituzionale www.inps.it sarà disponibile il certificato di pensione   utilizzabile dal titolare della prestazione con le ordinarie credenziali di accesso.(PIN INPS)

Fonte: Inps
Notizia del: 25/03/2019